Ultima cartolina da Shanghai – Viaggio in Cina 2023

Ultima cartolina da Shanghai – Viaggio in Cina 2023

L’aereo del ritorno partiva ancora da Shanghai, perciò è laggiù che ci ha portato il treno veloce per concludere il nostro tour della Cina: nella Perla d’Oriente, che come sapete già si distingue da Cortina d’Ampezzo, la Perla delle Dolomiti, soprattutto per la totale assenza di montagne. Questa volta non ci sono stati problemi con l’hotel: dopo aver passato tre settimane a discutere online con la piattaforma di prenotazione senza cavare un ragno dal buco, abbiamo chiesto aiuto al pubblico da casa ed in particolare alla cara zia Lorella, la quale ci ha fornito un prezioso supporto tecnico da remoto permettendoci di arrivare al nostro alloggio senza preoccupazioni. Ed anche questa volta si è trattato di un signor hotel, persino meglio di quello di Nanchino, un numero di letti adeguato a quello degli ospiti, una doccia che non allagava il bagno ed addirittura il robottino che effettuava le consegne in camera. Non che noi avessimo niente da farci davvero consegnare in camera, ma Bustina si è divertita da matti a mettere lo zaino dentro il robot per poi seguirlo mentre lui partiva ubbidiente dalla sua postazione nella hall, chiamava autonomamente l’ascensore, scivolava silenzioso lungo il corridoio fino ad arrivare di fronte alla porta della camera, dove si fermava in paziente attesa e faceva squillare il telefono per avvisarci. In poche parole: un hotel cinese a zero blatte, che corrisponde pressappoco al nostro cinque stelle.

Memoriale di Lu Xun a Shanghai
A Shanghai proseguono ininterrotte da oltre un secolo le dotte conversazioni dei letterati cinesi

Shanghai, balza subito all’occhio, non è una città cinese come tutte le altre. Se Pechino è una grande metropoli simile a quelle occidentali (forse con più telecamere, più polizia e meno povertà in vista), Shanghai è calata da un altro pianeta, con i suoi grattacieli sfacciati che la sera si illuminano di mille colori tra i templi antichi. Qui si possono incontrare i giovani più disinvolti ed alla moda del mondo, quelli meglio ma anche quelli peggio vestiti: ragazzi biondi e tatuati con enormi scarpe da ginnastica, ragazze in microgonna con le gambe cianotiche, signorine con improbabili canotti di gomma o Tigers ai piedi, lenti a contatto colorate ed i capelli blu, ma anche impiegati eleganti accovacciati a fumare una sigaretta fuori dall’ufficio, signore in tailleur o in qipao, turisti stranieri (finalmente!) a caccia di attrazioni e nonni esausti con i nipoti per mano. Lungo gli interminabili tragitti in metropolitana, questa metropolitana quasi infinita che ormai già si aggancia alla linea più periferica della metropoli accanto, gli affascinanti shanghaiesi fissavano senza tregua l’ipnotico cellulare e noi ammaliati e sardonici fissavamo loro. 

A Shanghai non c’è dubbio che gli abitanti siano troppo smaliziati per stupirsi degli stranieri e non si sognano neppure di scattare una foto insieme ad una banda di turisti scalcagnati. L’unica ad aprire una breccia nella loro frenetica indifferenza era come al solito Bustina, che tutte le mamme incrociate per strada indicavano ai figli piccoli come la “jiejie”, la sorella maggiore con cui giocare. 

Contrasto tra grattacieli e quartieri storici a Shanghai
Le poche case storiche di Shanghai sono state abbattute per aprire un miglior panorama sui grattacieli

Tra un’elegante sala da tè ed uno squallido centro commerciale dove si contratta di tutto, tra un fast food delle principali catene occidentali ed una deliziosa piccola bettola specializzata in cucina regionale, vagando per le strade di Shanghai ci si può imbattere con la stessa facilità in una sala massaggi, in un tempio o in una salone dove decine di gatti attendono pigramente in vetrina che qualcuno paghi per entrare a coccolarli ed a scattarsi l’immancabile selfie. Manca solo, o almeno non siamo riusciti a trovarlo, l’equivalente di un nostro normale supermercato: un posto dove comprare vero cibo da cucinare. Nei vari “mart” si trovano spaghetti istantanei o sacchetti di patatine, biscotti o zampe di gallina al gusto barbecue o all’anice stellato, bibite e cioccolata, verdura e qualche volta uova ma niente pasta, farina o carne. Sarà per questo che ci sono così tanti ristoranti, la gente trova più semplice ed economico pranzare fuori o farsi consegnare i pasti pronti dalle migliaia di fattorini che vagano silenziosi e letali sui loro motorini elettrici. Crolla di conseguenza anche lo stereotipo del cinese bassetto e magrolino: a furia di fare lavoro d’ufficio e mangiare cibo istantaneo i cinesi stanno decisamente ingrassando come noi occidentali, pure troppo. Si stanno un po’ imborghesendo, diciamo.

Casa di Lu Xun a Shanghai
L’ultima residenza di Lu Xun su questa terra prima di ascendere all’Olimpo

Non che a Shanghai siano tutte rose e fiori. Ci sono almeno due aspetti decisamente migliorabili di questa città: il meteo e l’odore. Ogni singolo giorno della nostra permanenza, infatti, Shanghai è stata spazzata da un violento monsone pomeridiano che a volte svaniva rapidamente com’era arrivato, altre volte si trasformava in una fastidiosa pioggia persistente. Questi temporali contribuivano per lo meno a moderare le temperature estive, perciò non erano del tutto negativi. Assolutamente terribile, invece, l’odore che saliva dal fiume vicino al nostro albergo. Un tanfo di fogna amplificato dal caldo, insopportabile e nauseabondo, che si spandeva attorno a questo corso d’acqua verdastro sulla cui superficie schiumosa galleggiavano cadaveri di pesci e rifiuti. Gli abitanti del posto, evidentemente, c’erano abituati: mentre noi in prossimità del fiume acceleravamo il passo disgustati, loro si sedevano serenamente sulla riva a pescare.

(Tra pescatori in Cina si vanta chi ha pescato la prognosi più lunga).

Cartolina da Shanghai
Templi, grattacieli e pioggia: Shanghai riassunta in una foto

Durante la permanenza a Shanghai il gruppo si è separato: Emma e Maura sono andate a visitare le mete turistiche più classiche che noi avevamo già visto qualche anno fa, i dintorni del Bund, il Buddha di Giada, eccetera, mentre Bruna, Bustina ed io ci siamo dedicati ad altre destinazioni. Prima di tutto siamo andati a rendere omaggio alla tomba di Lu Xun, il più grande scrittore cinese del Novecento ed oggetto della mia massima venerazione. La tomba si trova all’interno di un parco dedicato allo stesso autore: uno di quei parchi cinesi che a noi piacciono molto, frequentati da abitanti del posto dediti alle più svariate attività. In questo caso, oltre che dai praticanti di Taijiquan e dai signori che praticavano la calligrafia sui marciapiedi con grandi pennelli intinti nell’acqua, la nostra attenzione è stata attirata da un fitto capannello di anziani il cui chiacchiericcio sovrastava il frinire delle cicale. Ognuno teneva un cartello in mano, tanto che inizialmente avevamo pensato ad una manifestazione o ad una celebrazione: era invece una folla di genitori, ormai pensionati, alla ricerca di un fidanzato o di una fidanzata per i figli, troppo impegnati nello studio, nel lavoro o nei videogiochi per sviluppare una relazione ed ormai a rischio di restare da soli, avendo superato la soglia dei trenta o dei quarant’anni. Single e senza prole, tragedia imperdonabile per la cultura cinese. I cartelli riportavano quindi l’età ed il titolo di studio degli indaffarati zitelli, eventuali hobby o aspirazioni ed altre informazioni degne di nota, nella speranza di imbattersi in un altro cartello compatibile con la propria ricerca. Qualche vecchietto ultraottantenne, mimetizzato tra gli altri, non disdegnava di ricercare un po’ di compagnia pure per se stesso. Altro che Tinder, compagni!

Dopo aver attraversato il parco ed essere sostati qualche minuto in raccoglimento davanti alla tomba di Lu Xun, abbiamo visitato anche l’interessante memoriale dedicato allo scrittore e ci siamo persino allungati a visitare la sua casa, poco lontano: una casa piccola in stile inglese, a più piani, che ricorda quelle del Quartiere Operaio di Schio. Purtroppo la guida sapeva parlare esclusivamente in cinese, tanto per cambiare, perciò della sua eloquente presentazione abbiamo capito solo che Lu Xun mangiava la pizza a letto. 

Tomba di Lu Xun a Shanghai
Venerato Lu Xun, veglia su di noi

In seguito siamo andati a visitare i famosi templi di Longhua e di Jing’An, gioielli dai tetti dorati incastonati tra gli alti grattacieli dalle pareti di cristallo. Lo so che avevo affermato di averne ormai abbastanza di templi buddhisti e vi confermo che è proprio così, ma me ne mancavano ancora tre per completare l’album delle figurine di tutte le dimore di Buddha su questa terra. Il terzo tempio è stato quello di Zhengru, visitato la mattina dell’ultimo giorno prima della partenza: di questo ricordiamo solo che era troppo vicino al fetore del fiume per essere apprezzato e di ospitare delle grandi voliere per un insolito allevamento di piccioni buddhisti, che puzzavano comunque molto meno del fiume. Vorrei avere la competenza storica, architettonica o artistica per poter apprezzare le differenze e le peculiarità di tutti questi luoghi di culto, ma la verità è che dopo un po’ queste meravigliose statue dorate tendono ad assomigliarsi terribilmente ed io ho passato questo punto di saturazione circa quaranta Buddha fa.

Cartolina da Shanghai
OK, du’ palle ‘sti templi ma vi si trovano delle opere d’arte spettacolari

A Jing’An ci siamo anche incontrati con Qiumei, una delle praticanti di taijiquan che abbiamo conosciuto a Chenjiagou, ed abbiamo trascorso con lei ed i suoi figli un piacevole pomeriggio in un labirintico centro commerciale di fronte al tempio. L’unico centro commerciale in Cina dove abbiamo trovato in vendita formaggio (olandese) e prosciutto crudo, seppure a prezzi inaffrontabili: “jamon” iberico barbaramente imbustato a cubetti al modico prezzo di 500 euro al chilo!

Tempio buddhista a Shanghai
I templi buddhisti sono sempre peraltro un’ottima espressione di sobrietà e moderazione

Dopo molto vagare, molto caldo e molta pioggia il gruppo si è infine riunito per dare l’addio al robottino dell’hotel ed al fiume fetido e prendere l’ultima corsa in metropolitana fino all’aeroporto, dove ci siamo accomiatati dalla polizia cinese con una breve ma intensa prova di volontà. Ai controlli di sicurezza, infatti, una giovane guardia ha ingenuamente tentato di sequestrare il coltellino tascabile di Bruna ed è nata una discussione su quale fosse la lunghezza della lama consentita per i viaggi in aereo. Discussione peraltro inutile, perché voi quanto me sapete che Bruna potrebbe dirottare un aereo anche a mani nude, se le girasse il boccino. Era chiaro come il poliziotto stesso non fosse del tutto convinto della propria decisione, perché anziché riporre il coltello o buttarlo continuava a tenerlo in mano, aspettando che noi perdessimo la pazienza e ce ne andassimo. Forse voleva imboscarselo, chissà. Noi però non abbiamo desistito e non gli abbiamo staccato gli occhi di dosso fino a quando, con l’aria di chi non apprezzava essere svegliato in pieno pomeriggio per queste quisquilie, è arrivato un suo superiore, che dopo un rapido controllo ci ha bruscamente restituito l’arma impropria.

(Di solito non viaggiamo con armi bianche nel bagaglio a mano, questo ci eravamo dimenticati di toglierlo dallo zaino e stranamente aveva passato tutti i controlli del viaggio di andata e tutti i metal detector delle stazioni ferroviarie cinesi senza attirare l’attenzione. Siamo inoltre immensamente grati alla polizia cinese per averci trovato un albergo a Luoyang, per non averci arrestato per uso improprio di involtino primavera a Nanchino e per non averci fatto concludere la vacanza nelle miniere di carbone. Non per questo ci andava a genio di farne dono ad una guardia aeroportuale qualsiasi). 

Superati finalmente i controlli, abbiamo speso gli ultimi yuan in un ristorante dell’aeroporto per brindare con una birretta e cinque uova cotte nel brodo. Erano gli ultimi yuan, appunto, altrimenti avremmo preso qualcosa di meglio. Qualcuno era contento di tornare a casa, stremato dal cibo, dalla stanchezza e dagli standard igienici un po’ al limite del salubre. Altri avrebbero proseguito volentieri l’avventura, tempo e forze permettendo. Anche questa volta di chilometri ne abbiamo macinati parecchi sotto le suole. Mentre l’aereo rullava sulla pista di decollo ed un bimbo cominciava già a frignare qualche sedile più avanti, pensavo: il viaggio di ritorno è cominciato. O forse chissà, è la partenza di un altro viaggio. 

Memoriale di Lu Xun a Shanghai
Il letterato Lu Xun valuta criticamente il senso di tutta questa letteratura

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