Cartolina da Nanchino – Viaggio in Cina 2023

Cartolina da Nanchino – Viaggio in Cina 2023

Lasciata alle spalle l’esperienza sportiva e sudaticcia di Chenjiagou, siamo balzati su un treno veloce in direzione di Nanchino. Inizialmente questa città non rientrava nel nostro itinerario di viaggio, ma avendo accorciato il soggiorno a Luoyang per il caldo e per lo schifo dell’albergo ci avanzavano un paio di giorni da smazzarci in Cina da qualche parte. La scelta è caduta su Nanchino perché è una città molto rinomata, perché non c’eravamo mai stati e soprattutto perché è sul tragitto tra lo Henan e Shanghai. 

Siamo arrivati in città al termine di un furioso temporale. Per fortuna il nostro albergo era proprio di fronte alla stazione della metropolitana, per cui abbiamo solo dovuto schivare qualche pozzanghera e circa ottocento scooter elettrici per attraversare la strada. Anche in questa occasione, purtroppo, c’è stato qualche problema con la nostra prenotazione: del letto aggiuntivo richiesto per Bustina non c’era traccia, come abbiamo capito decodificando con fatica i messaggi degli stolidi addetti alla reception. A quanto pare la conoscenza dell’inglese non è più un requisito per lavorare nel settore turistico in Cina. Ancora una volta avremmo dovuto accontentarci di dormire in tre in un letto matrimoniale, impresa che non avrebbe nulla di eccezionale se Bustina dormisse come un normale essere umano. Di solito, infatti, gli esseri umani tendono ad essere piuttosto statici durante il sonno: si girano di qua, si girano di là, poi stanno sostanzialmente fermi come cadaveri fino al mattino. Bustina, invece, passa la notte a ruzzolare per il letto come un giovane bufalo sulle praterie, allungando gli arti in tutte le direzioni ed espandendosi fino ad occupare quasi tutto lo spazio disponibile a discapito degli eventuali compagni di letto. 

Parco Yu Yuan a Nanchino
Il parco Yu Yuan a Nanchino con la lapide dove è sepolta la mia pazienza

In ogni caso, al termine di pazienti contrattazioni abbiamo capito che l’hotel non aveva altre opzioni disponibili, per cui abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco risolvendo il tutto in meno di un’ora, dopo aver compilato qualche modulo di ingresso con i nostri dati ed informazioni sui nostri spostamenti, aver lasciato una fotocopia del passaporto ed esserci fatti fotografare per registrare la nostra faccia. A quanto pare ci sono requisiti più stretti per alloggiare in albergo che per lavorarci! Certo, poi una delle camere che ci hanno dato non era stata riassettata ed hanno dovuto cambiarcela con relativa ripetizione dell’esibizione del passaporto e del riconoscimento facciale perdita di ulteriore quarto d’ora, ma almeno le camere esistevano. Da un punto di vista strettamente ontologico il miglioramento era innegabile. Proprio quando eravamo ormai convinti che le piattaforme di prenotazione occidentali fossero diventate assolutamente inaffidabili per il territorio cinese, sono entrati nella hall due ragazzi tedeschi, stanchi ma disinvolti, i quali ci hanno rassicurato con aria stupita e pure un po’ supponente di aver viaggiato per mezza Cina utilizzando il nostro stesso sistema di prenotazione, senza mai incontrare il minimo problema. 

Al che ci è sorto improvvisamente il dubbio di avere mancato di rispetto ad una qualche divinità taoista degli alberghi ed essere stati colpiti dalla maledizione conseguente. Ma chi, quando? Divinità taoista degli alberghi, palesati! Sono pronto a bruciare incenso e a sacrificare il vitello grasso per invocare il tuo perdono!

Fiume a Nanchino

C’è da dire, però, che le camere dell’hotel di Nanchino sono state le prime a sembrare delle vere camere d’albergo: avevano lenzuola e federe candide, materassi che non erano stati scavati nella roccia e bagni puliti, addirittura con lo sciacquone funzionante! Il tutto ad un prezzo più economico dell’albergo di Jiuhuashan, quello con i buchi nelle lenzuola e gli scarafaggi compresi nel servizio in camera. 

A Nanchino abbiamo trascorso una giornata a girovagare seguendo le preziose indicazioni di Cindy, che c’era stata recentemente in vacanza. Abbiamo visitato prima di tutto il tempio di Confucio, dove i turisti cinesi formavano una lunga fila per bruciare bastoncini di incenso di fronte alla statua del grande filosofo. Da lì abbiamo proseguito fino alle mura antiche e poi abbiamo raggiunto Yu Yuan, una tipica magione signorile del sud della Cina con un ampio giardino tradizionale, dove tra gli alberi ed i sentieri sinuosi, in riva ai laghetti e sui suggestivi ponticelli non potevano mancare le leziose damerine in abiti tradizionali in posa per qualche centinaio di scatti da pubblicare a perenne disdoro della propria reputazione. Ci siamo rifatti lo stomaco mangiando arrosticini e panini ripieni, focacce, pasta ed altro cibo degno di questo nome, dopo il periodo di penitenza in collegio. Soprattutto, abbiamo scoperto di fronte all’albergo il magnifico parco Mochouhu, con tanto di lago, pagode, tappeti di fiori di loto e decine di persone che praticavano Taijiquan. La leggenda vuole che in tempi antichi la sig.ra Mochou, angosciata per le sorti dell’amato marito del quale non aveva più avuto notizie dopo la partenza per la guerra, si sia trasformata nel lago omonimo per poter fluire fino al suo fianco. Senza nulla togliere a questa struggente storia d’amore e fedeltà coniugale, credo che Mochou non avesse molto chiaro in testa come funzionano i laghi, che di solito non fluiscono in modo degno di nota: per ritrovare suo marito avrebbe fatto meglio a trasformarsi in un fiume, o anche in un gabbiano, o persino in un carretto dei gelati, tutte cose che si spostano comunque più lontano di un lago. A prescindere da queste sterili considerazioni idrologiche, ora lo sapete: se il vostro coniuge non si è mai trasformato in un lago per voi significa che non sente veramente la vostra mancanza. 

Tempio di Confucio a Nanchino
Lo stesso Confucio si sarebbe sentito in imbarazzo per tanta devozione

La seconda ed ultima mattina di permanenza a Nanchino siamo tornati al parco Mochouhu ed abbiamo noleggiato una barchetta elettrica per fare il giro del lago, su insistenza di Bustina che voleva ricordare il suo passato da lupo di mare. La barchetta era molto, molto, molto lenta e aveva la manovrabilità di un ferro da stiro, ma questo non ha reso l’esperienza meno divertente. Maura, a dire il vero, si stava annoiando così tanto che per poco non tornava a nuoto… ma non ci divertiamo tutti allo stesso modo. Verso la fine del giro ha anche iniziato a piovere. Le gocce che cadevano e quasi rimbalzavano sulla superficie dell’acqua hanno creato  una visione davvero indimenticabile: un intricato e mutevole mandala di cerchi tutto intorno a noi, con i salici e le pagode sulla riva ed i grattacieli sullo sfondo. Mezz’ora dopo, però, mentre chiudevamo le valigie in albergo per prepararci a ripartire, la pioggerellina si è trasformata in un nuovo violento acquazzone. Dopo aver atteso invano che spiovesse, ci siamo infilati un poncho impermeabile da quattro soldi e dei sacchetti di plastica attorno alle scarpe e ci siamo fiondati in metropolitana, in direzione della stazione dei treni. Maura ed Emma intendevano anche mettersi le cuffie da doccia in testa per non bagnarsi i capelli, prima che Bruna le dissuadesse: non intendeva finire nuovamente sul tiktok cinese.

Parco Mochouhu di Nanchino
Lago e grattacieli, i deliziosi contrasti del lago Mochou

Purtroppo, però, per la fretta non siamo riusciti ad ultimare il pranzo ed abbiamo pensato di approfittare dello spostamento in metro per rosicchiare rapidamente un paio di involtini primavera. Grosso errore! La metropolitana cinese non è più quella di dieci anni fa, ora è vietatissimo mangiare a bordo dei vagoni e nel giro di un minuto si è materializzato dal nulla un poliziotto. Cordiale, ma molto serio e con l’aria di uno che avrebbe potuto farci sparire in una miniera di carbone al minimo cenno di resistenza, il solerte funzionario ha iniziato ad apostrofarci sul regolamento della metropolitana di Nanchino. Tutto in cinese, naturalmente, ma accompagnato da un testo standard tradotto in inglese in cui era specificato persino che non dovevamo preoccuparci, “it’s only propaganda, it’s not about the ticket. You will have no consequences” anche se a noi un po’ di timore delle “consequences” era venuto. Giunti alla nostra fermata, il poliziotto ci ha invitato a seguirlo in ufficio e qui ci ha fatto una nuova ramanzina, sempre in cinese, lasciandoci andare con un severo richiamo verbale. Anche questa volta niente miniere di carbone cinesi, amici! Ci siamo molto scusati per il piccolo incidente e siamo spariti dalla sua vista. Tra l’altro, sarebbe interessante se anche in Italia venisse applicato un serio richiamo formale per le violazioni minori con relativa scocciatura ed imbarazzo pubblico, invece di passare direttamente dal “chissenefrega” alle sanzioni pecuniarie. Bruna voleva persino complimentarsi per l’efficienza del sistema cinese, ovviamente, mentre io ambivo solo a squagliarmela prima che il palazzo imperiale emettesse una nuova circolare reintroducendo le pene corporali. 

Parco Yu Hua a Nanchino
La magnifica scenografia del parco Yu Yuan

Dopo questo piccolo inghippo rapidamente risolto siamo quindi riusciti a salire sull’ennesimo treno veloce il quale, in compagnia di un tizio che scaracchiava continuamente il muco in un sacchettino di carta, ci ha riportato al punto di partenza: la fantamegalopoli di Shanghai, dove avremmo trascorso gli ultimi tre giorni prima del volo di ritorno in Europa. 

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