Cronaca di una bimba annunciata: 7

Cronaca di una bimba annunciata: 7

Ed eccoci arrivati all’ultimo giorno a Pechino. Domani mattina presto ci incontreremo giù in atrio con la Wanda e Santa Cristina Ausiliatrice, che sicuramente non vedono l’ora di liberarsi di noi dopo tutte queste settimane. I nostri bagagli sono già quasi pronti, stipati all’inverosimile. Questo probabilmente sarà l’ultimo racconto dal fronte Est, ormai manca solo il viaggio di ritorno e mi auguro che questa volta non succederà nulla di particolarmente interessante, a differenza dell’ultima volta che ci hanno fermato i cani antidroga e poi non si apriva più la porta dell’auto ed era domenica sera ed abbiamo vagato per ore come zombi in aeroporto alla ricerca di una soluzione per poi dover noleggiare una Smart ed arrivare a casa distrutti ed il giorno dopo tornare all’aeroporto a prendere la macchina. Ecco, spero in un viaggio di ritorno noiosissimo, di quelli che già in un sms hai detto tutto e ci avanza spazio per i saluti.

La Grande MuragliaA Pechino ha cominciato a fare caldissimo, il cielo è azzurro e l’inquinamento è tornato a livelli accettabili, il che può significare che il vento ha spinto lo smog verso qualche città mento fortunata o che è uscita una direttiva del Partito Comunista Cinese che impone il licenziamento di chiunque comunichi valori di inquinamento superiori ai massimi consentiti, con effetto immediato. Bustina in questi giorni sta cominciando a fare capricci a ritmo sostenuto, come al solito ha aspettato che fossero scaduti i giorni per la restituzione dell’incauto acquisto prima di rivelare la sua vera natura. Son furbi questi cinesi, ci avevano avvisato! In realtà lei è la bambina più buona, dolce e giocherellona del mondo, finché la si asseconda e si fa tutto quello che decide lei. Ma averne due così in casa ci sembra esagerato, quindi siamo costretti spesso a sgridarla. In questo è molto più brava Bruna, che d’altra parte ha avuto anni di allenamento con me a disposizione: la fissa torva, ma proprio con la fronte corrucciata e gli occhi che promettono temporale, e la redarguisce con un tono così severo che la cameriera del terzo piano è salita a scusarsi pensando che ce l’avesse con lei. Io però ricopro pur sempre il ruolo di pater familias e non posso far mancare il sostegno alla consorte in questi momenti di crisi famigliare, perciò ci do dentro anch’io facendo la voce grossa e sforzandomi di non ridere, anche se mi sento credibile come un personaggio dei cartoni animati. Sono più portato per le battute sarcastiche, ma c’è poca soddisfazione con un soldo di cacio che non capisce l’italiano. Oggi ci ha fatto veramente diventare matti, poi a cena era così su di giri che correndo è caduta e si è spatasciata la faccia, si è fatta due secondi di piantino ed ha subito ricominciato a correre e a far casino senza volerne sapere di calmarsi. Deve ringraziare Santa Montessori se il babbo non le ha dipinto una cinquina sull’altra guancia! In realtà la nostra catastrofiglia probabilmente si sta annoiando persino più di noi qui nella prigione dorata dello Stracatzibus, dove le ore passano lente tra una scorribanda all’esterno ed i pasti principali, ed ormai hanno cominciato a girare pigramente anche le palle colorate della ludoteca. Quando saremo a casa avrà certo modo di scoprire molti modi nuovi per fare birbabenterie, se non altro abbiamo un gatto da tormentare.

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Ieri siamo andati a vedere la Grande Muraglia con la squadra al completo. Come al solito, appena arrivati la Wanda ci ha buttato lì la frasetta di rito spiegandoci come la costruzione della Muraglia sia iniziata più di duemila anni fa e servisse a tenere lontani gli invasori provenienti da Nord, come per esempio i Mongoli. Chiaramente ha sempre funzionato benissimo, considerando che la Cina è stata invasa dalle popolazioni nomadi provenienti da Nord – tra cui i Mongoli – a più riprese nel corso dei millenni, ma una volta che hai costruito una Grande Muraglia cosa fai? La butti, solo perché non funziona? Pare brutto, ormai ce l’hai e te la tieni. Come già era successo al Palazzo d’Estate, ci hanno chiesto se volessimo fare qualche scalino per dare un’occhiata in giro prima di andare via e gli altri, dopo aver verificato la voglia di camminare del loro pupo, hanno preferito gentilmente declinare. Io e Bruna, invece, ci siamo legati Bustina sulla schiena con un foulard e siamo partiti per la lunga scalinata. La Grande Muraglia corre infatti sulla cresta di colline e montagne ed è quindi una specie di impervia scalinata intervallata da torri di guardia; per dare maggiore fastidio ad invasori e turisti, ogni scalino è di altezza diversa dagli altri, dai pochi centimetri fino alla mezza pupattola, con conseguente logoramento delle ginocchia. Molti turisti si fermano alla prima torre di guardia, dove si possono già comprare medaglie celebrative ed altri souvenir. La maggior parte si ferma alla seconda, e lì anche Bruna ha iniziato a dare segni di cedimento, ma io e Bustina volevamo andare avanti e quindi siamo proseguiti tutti fino alla terza torretta, oltre la quale procedevano solo uomini giovani e senza figlie sulla schiena. Chiaramente Bruna sostiene che io ho voluto solo proseguire solo per dare prova di machismo millantando forze che non avevo, ma come spesso capita si tratta di calunnie. Anche la faccia paonazza ed il principio di infarto erano fatti a bella posta solo per far divertire la bambina, nel caso ve ne dovesse parlare. A dirla tutta, io e Bustina saremmo andati avanti tranquillamente fino a vedere dove termina questa famosa Muraglia, credo dalle parti del deserto del Gobi, ma non volevamo mettere in difficoltà mamacita né far aspettare troppo i nostri accompagnatori, perciò ci siamo fermati a guardare un po’ il panorama e sempre con la piccola imperatrice sulla schiena siamo ridiscesi.

Per il pranzo ci hanno portato in un altro di quei ristoranti con conseguente esposizione e passaggio obbligato per il negozio di chincaglierie nel caso volessimo comprare qualcosa, il che sarebbe anche simpatico se non avessimo già speso tutti i nostri averi per questo viaggio con soggiorno in alberghi di lusso imposti dalle autorità cinesi… Oltre tutto in questo caso si trattava di articoli di artigianato piuttosto fragili, per cui dovevamo pure tenere ferme le mani di Bustina che cercava di afferrare qualsiasi cosa luccicante le capitasse a tiro. Alla fine la piccola si era invaghita di un grande orologio a pendolo in cloisonné, costo sull’etichetta 350.000 Euro. Contrattando con il solito sistema saremmo potuti anche arrivare a non più di 80.000, ma ci pareva ancora un po’ esagerato per una bambina che non sa neanche leggere l’ora e poi non ci stava proprio nel bagaglio a mano.

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Stamattina invece ci siamo riservati una visita a piazza Tiananmen, perché non era possibile essere stati due volte a Pechino e non averla vista. Davvero, non ti concedono il terzo visto se non alleghi alla richiesta una foto della tua visita a Tiananmen. La piazza era piena di polizia, soldati e posti di blocco perché è il luogo dove storicamente sono partite tutte le manifestazioni di protesta contro l’impero Manchu prima e contro il regime comunista poi, nonché in tempi recenti bersaglio prediletto per gli attentati terroristici. Noi tre, però, grazie alla finta aria ingenua da turisti e mandando Bustina in avanscoperta siamo riusciti ad evitare tutti i controlli e ad arrivare in piazza (e poi uscirne) senza che nessuno ci perquisisse o verificasse i documenti, roba che se la raccontassimo in giro ci  sarebbero almeno un paio di funzionari di sicurezza intenti a leggere le offerte di lavoro sul giornale di domani. La piazza è gigantesca, spoglia e arroventata dal sole, con il monumento agli eroi del popolo, il mausoleo di Mao, bandiere rosse e roba così, insomma l’unico posto dove la Cina turbocapitalista si ricorda ancora di essere in teoria un paese comunista… Noi non eravamo tanto in vena di vedere la mummia di Mao, ammesso che ci sia veramente, perciò abbiamo fatto solo una passeggiata veloce e poi siamo tornati in albergo a preparare le valigie. Miracolosamente, con grande fantasia e gioco di squadra c’è stato tutto.

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Eccoci dunque alla fine di questo viaggio, molto diverso dalle nostre solite vacanze: molto più prevedibile, costretti a seguire un itinerario programmato da altri; molto più lussuoso, visto che abbiamo alloggiato in alberghi che normalmente non prenderemmo neppure in considerazione; molto più statico, visto che per giorni non siamo quasi usciti dallo Stracatzibus. E allo stesso tempo naturalmente molto più avventuroso, perché siamo partiti in due come sempre ma domani torneremo con questa creatura piena di vita e risate e urla e lacrime, questo raviolino al vapore che sappiamo già ci farà impazzire di gioia e qualche volta anche impazzire e basta come oggi, che se le dici “vieni qua” lei scappa nella direzione opposta, che se cerchi di farla dormire lei spalanca gli occhi come un gufo ma se vuoi tenerla sveglia ti crolla addosso e non tiene gli occhi aperti neanche con gli stuzzicadenti, che non dà mai bacini e malvolentieri li riceve, che si riempie la bocca di cibo come uno scoiattolo ma poi sputa tutto se le pare di avvertire la presenza di un pezzettino di carota microscopico… E che poi, quando stai già valutando se avvolgerla nel cellophane e caricarla come bagaglio in stiva, ti guarda con gli occhioni neri con le stelline luccicanti come nei cartoni animati e allunga le braccia per farsi prendere in braccio, guadagnandosi un perdono immediato! È stato un viaggio sicuramente molto strano e siamo stati molto contenti di riuscire a condividere con qualcuno la nostra esperienza, le nostre emozioni e le nostre prime avventure assieme, convinti come siamo che Bustina domani arriverà non solo nella sua nuova casa dove vivrà con noi e la gatta, ma anche in un nuovo mondo dove conoscerà un sacco di parenti ed amici…

…che saranno di certo ben felici di offrirsi come baby sitter e farsi sputare in mano quando è sazia!

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