Cronaca di una bimba annunciata: 6

Cronaca di una bimba annunciata: 6

Ormai ci restano solo tre giorni da trascorrere qui al Melliot Celestial Domus Executive Apartments Stracatzibus di Pechino, fiore all’occhiello dell’accoglienza turistica cinese nonché unico albergo ad est di Gorizia a servire solo tè Lipton… A casa beviamo tè cinese ed il Lipton lo usiamo per ammazzare le zanzare tigre dei tombini, qui in Cina tocca accontentarsi! Mamacita Bruna è contenta di essere in procinto di tornare a casa, le mancano i suoi giochi e le sue amichette e la sua gattona pigra che ormai sarà grassa come una balena grazie alle amorevoli cure delle nonne, io invece continuo a scoprire posti che mi piacerebbe visitare e mi tocca rimandare tutto al prossimo viaggio, anche perché i livelli di inquinamento sono risaliti e girare per strada diventa fastidioso, ti si attacca tutta una patina di polveri sottili ai bronchi che poi si tossisce tutta la notte e ci vorranno settimane a smaltire.

Gli ultimi giorni sono stati piuttosto impegnativi. Domenica ce ne siamo andati a zonzo tutto il giorno insieme a Bustina, lei è stata molto brava e si è lasciata trasportare senza lamentarsi mai. Del resto, non è mica lei a dover portare chili e chili di roba su e giù per le scale della metropolitana e a spingere il passeggino per chilometri… Alla fine erano mamma e papà ad essere distrutti! La gita è cominciata esplorando il Mercato della Seta, un centro commerciale dove si può trovare di tutto a patto di essere disposti a contrattare fino all’esaurimento, anche e specialmente in quei negozi dove è specificato con tanto di adesivo sulla porta che i prezzi sono fissi e non si possono contrattare. Io e Bruna abbiamo una tecnica collaudata. Di solito funziona così: ci si avvicina ad un articolo in vendita con sguardo disinteressato, parlando della fluttuazione del valore della ceramica sul mercato dei cambi o dei risultati delle elezioni in Corea del Nord, la commessa si fa sotto, indica l’articolo e propone un prezzo esagerato. Io mi schernisco, dico che grazie, non mi interessa, passavo per caso, è troppo caro, Bruna intanto guarda qualcos’altro e facciamo per allontanarci. La commessa non mi molla, mi piazza una calcolatrice sotto il naso chiedendomi di sparare una cifra. Io scrivo un decimo del prezzo che ha detto lei. Lei si schernisce, dice che è troppo poco, ha un mutuo, le bollette, i figli da mantenere, io le faccio notare che con la politica del figlio unico quest’ultima scusa non regge molto. Lei abbassa leggermente il prezzo iniziale, allora io alzo leggermente la mia disponibilità, ma sempre di poco, schernendosi, e via così. Intanto io chiedo a Bruna se le interessa davvero questa imitazione industriale di porcellana Qing e lei fa segno di no con la testa per confondere la commessa, ma mi dice di sì con gli occhi. Bustina scalpita per andare via, ma ormai anche lei fa parte del piano. Ad un certo punto la commessa fissa il suo ultimo prezzo, annuncia che sotto quella cifra non può scendere altrimenti sarà costretta a vivere di espedienti per tutta la vita ed i suoi figli non potranno più venire in Italia ad aprire un ristorante di sushi come hanno sempre desiderato. Io dico no, è ancora troppo caro, allora arrivederci, tanto il sushi non mi piace neppure, noi ce ne andiamo, ciao eh? Mi stia bene! Vede che ce ne stiamo andando? Vede che Bustina sta già facendo ciao con la mano? Tante belle cose ai suoi cari!
E la commessa, nove volte su dieci, cede, mi ferma e mi vende la roba ad un quinto del prezzo iniziale, che significa che lei ci ha comunque guadagnato tantissimo e mi ha fregato lo stesso, ma volete mettere la soddisfazione?!

Di solito questo è il momento in cui Bruna alza la mano e dice: ne voglio sei. Per sei però ci si fa fare uno sconto, e la contrattazione ricomincia. Oppure dice: voglio quello più grande, chiedile se ti fa lo stesso prezzo. E la contrattazione ricomincia. Io sono quello con la delega alla contrattazione.

Domenica al mercato della seta abbiamo comprato con questo sistema: un set di tazzine da tè con relativa teiera, due tipi di tè cinese, una decorazione per la camera di Bustina, sei scodelle per la minestra e quattro ciotoline che non ho la più pallida idea di cosa le useremo a fare, ma erano carine. Siamo usciti stremati, ma è stato un bel match.

Terminata l’incursione al Mercato, che era una deviazione non prevista, ci siamo diretti verso il vicino parco Ritan. Non mi dilungherò per l’ennesima volta sulla bellezza e la cura dei parchi cinesi, il Ritan è un parco antico ma piccolino e poco frequentato, non ci sono laghetti in cui far navigare Bustina e le poche aree storiche sopravvissute sono ancora chiuse al pubblico. Mentre cercavamo un po’ di frescura sotto i suoi alberi, tuttavia, non sono mancate delle belle sorprese: la prima è che ci siamo imbattuti in un vecchio maestro di Kung Fu che si allenava da solo con il bastone, bravissimo, il quale accortosi che lo guardavamo ammirati mi ha invitato ad avvicinarmi per insegnarmi qualche semplice mossa ed io non ho esitato a farmi avanti a costo di fare una simpatica figura di palta. Poco dopo abbiamo trovato un’intera scuola di giovani praticanti di arti marziali che si allenavano nel caldo del primo pomeriggio e ci siamo fermati un bel pezzo a guardarli, anche per dare modo a Bustina di cominciare ad abituarsi all’idea…

Il generale DragoDopo aver notato però che Bustina non sembrava particolarmente attratta dal Kung Fu tradizionale, siamo usciti dal parco e siamo andati a visitare un tempio taoista lì nei paraggi, attraversando quello che a giudicare dalla tipologia di ristoranti doveva essere il quartiere russo-azerbaigiano della città. Il tempio è molto antico, ben restaurato ed interessante da visitare, con vecchi alberi maestosi, grandi steli sepolcrali e le classiche statue colorate delle divinità popolari taoiste appartenenti ai diversi uffici o dipartimenti dell’inferno. Ognuno di questi, ospitato in una diversa stanza nei cortili del tempio, gestisce un aspetto diverso della vita mondana ed ultraterrena, dalle divinità dei fiumi e dei monti agli uffici incaricati di valutare le condanne a morte ingiuste e risarcire nell’aldilà il malcapitato, dal dipartimento per la promozione dei comportamenti virtuosi a quello presieduto dal dio della ricchezza, tutto organizzato secondo criteri di precisa ed efficiente burocrazia mandarina. Davanti ad ogni “ufficio” è possibile lasciare un’offerta in denaro, incenso o caramelle, queste ultime solo con l’approvazione del dipartimento infernale per la prevenzione delle carie ai denti. Comprensibilmente, al giorno d’oggi l’ufficio del dio della ricchezza sembra ricevere molte più caramelle del dio della pietà filiale o dell’ufficio per l’amministrazione degli spiriti della foresta. Molti degli spiriti e degli dei minori raffigurati sembravano più che altro noiosi impiegati dell’oltretomba ma alcune statue erano veramente spaventose, con rappresentazioni di mostri terribili o punizioni corporali degne dell’inferno dantesco. Ancora una volta, tuttavia, la nostra Bustina non ha dato affatto prova di spaventarsi: guardava, indicava con il ditino e gridava un “Mé” di quando in quando. Al momento le uniche cose che sembrano farle paura sono chiudersi fuori dalla stanza dei genitori e la prospettiva di finire lo yogurt.

Usciti dal tempio, già stanchi ed accaldati, ci siamo diretti verso la più vicina stazione della metropolitana… Il destino ha però voluto mettere un altro ipermercato sulla nostra strada e mama Bruna non ha potuto esimerci dal compiere un’altra esplorazione, che si è conclusa con l’acquisto di una indispensabile pentola per cuocere al vapore che stava cercando da molti anni. Per il viaggio di ritorno ci siamo quindi dovuti scarrozzare su e giù per le stazioni della metro non solo il passeggino, lo zaino e la pupattola, ma anche le pentole, la teiera, le tazzine, la decorazione per la camera della Bustina, le scodelle e le ciotole. Per la prima volta siamo stati veramente felici di rivedere lo Stracatzibus!

Lunedì, invece, avevamo in programma una gita al Palazzo d’Estate, gigantesco e sontuosissimo complesso di parchi, templi e ville fatti costruire dall’imperatrice vedova Cixi a fine Ottocento, come certo già sapevate. La gita rientra nel programma obbligatorio della nostra permanenza a Pechino, per cui eravamo accompagnati dalla nostra protettrice e ausiliatrice Santa Cristina dell’Ente, dalla guida locale Wanda e dai nostri compagni di viaggio. Forse gli unici ad avere qualche interesse culturale nei confronti del luogo che stavamo visitando eravamo noi, che ci eravamo almeno letti la relativa pagina su Wikipedia. La guida Wanda non aveva particolarmente voglia di guidare, aveva più l’aria di una che sta calcolando quanto costava la babysitter per ogni minuto che perdeva assieme a noi e si limitava a snocciolare qualche nozione base quando era proprio necessario. Io, che sono una gran carogna oltre che uno spocchioso appassionato di storia Qing, le facevo allora le domande a trabocchetto per verificare il suo livello di preparazione e la coglievo sempre in castagna. Davvero, non sfidatemi sulla storia dell’epoca Qing, potrei raccontarvi la Prima Guerra dell’Oppio fino allo sfinimento (vostro).

2015/06/img_5304.jpg La visita non è durata molto, che la Wanda per l’appunto aveva lasciato la baby sitter sul fuoco o la macchina in seconda fila e passava via veloce su tutto: bello il lago? Visto il lago, proseguiamo. Bello il cortile? Ok, andiamo avanti. Bello il palazzo? Filare, dai. Qualcuno ha voglia di salire a vedere il panorama dalla cima di quella pagoda altissima con un milione di scalini? A questo punto ovviamente io e Bruna abbiamo detto di sì, dobbiamo almeno difendere la nostra fama di montanari. Ci siamo fatti il milione di scalini con la piccola imperatrice sulla schiena e ci siamo gustati in santa pace il panorama del lago e del parco dalla cima della pagoda, per almeno venti secondi buoni prima che la Wanda ci facesse ridiscendere. Alla fine, un palazzo che meriterebbe una visita rilassata di una giornata intera, l’abbiamo intravisto appena in un’oretta e senza capirci niente, che la Wanda alla fin fine sapeva meno della pagina su Wikipedia.

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Tornati a casa, si è poi accesa una logorante discussione tra Bruna e Bustina dovuta al fatto che quest’ultima si ostina a chiamare tutti “Baba”, compresa lei e qualunque sconosciuto incrociato per strada. Bruna pretende giustamente di essere chiamata mamma, titolo che si è sudata in questi giorni se non altro a su di cambiare pannolini e farsi rubare le ciabatte, ma Bustina fa l’indiana ed insiste con il suo “Baba”, tranne ricordarsi improvvisamente di chiamarla “Mama” quando ha bisogno di qualcosa (cibo, solitamente). La tensione stava salendo molto, anche considerando che una delle contendenti è notoriamente infantile ed irragionevole e l’altra è una bambina cinese di due anni, allora io mi sono intromesso tentando una missione diplomatica sul campo di battaglia tipo quelle dell’ONU e devo dire che ho ottenuto più o meno gli stessi risultati: niente. Dopo qualche ora, quando ormai sia io che la Bustina eravamo sull’orlo di una crisi di nervi, Bruna ha concesso magnanimamente un cessate il fuoco unilaterale in attesa che la bimba sia almeno in grado di comprendere le sue terribili minacce di punizione. Ora non ci resta altro da fare che prepararci all’ultima gita obbligatoria, la visita alla Grande Muraglia. Io sono un po’ preoccupato perché se va come l’altra volta la Wanda ce la farà fare tutta di corsa e non mi sono portato dietro le scarpe da running, ma ancora di più mi preoccupa la sfida successiva: far stare nelle nostre valigie tutta la chincaglieria che abbiamo comprato.

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