Cartolina da Huangshan – Viaggio in Cina 2023

Cartolina da Huangshan – Viaggio in Cina 2023

Dopo un paio d’ore di treno veloce tra le verdi colline cinesi, l’accoglienza a Huangshan è stata sicuramente più calorosa che a Shanghai: un paio di taxi ci aspettavano alla stazione ed un paio di letti ci aspettavano in una camera d’ostello, senza equivoci o discussioni. Si trattava in questo caso di letti tradizionali, con il solito piano di duro tavolato in legno ed un materasso sottile, ma sormontati da un principesco baldacchino intarsiato. Pure l’ostello era in stile tradizionale, tutto in legno e pietra, ombroso ed umido: per raggiungerlo bisognava infilarsi in uno stretto vicolo lungo la “strada vecchia” di Tunxi, tra negozi di antiquariato e di tè, piccole botteghe artigiane ed innumerevoli spacci di souvenir. La signorina grassottella che lo gestisce è sempre stata molto gentile ed accogliente, persino quando ci avvelenava con i suoi rivoltanti sandwich per colazione e tentava di propinarci il suo itinerario turistico per stranieri con gli autisti di fiducia, sempre molto più cari di quelli che riuscivamo a trovare fermando taxi ed automobili a caso lungo la strada. Per l’albergo ciondolava anche una famiglia di gatti, costantemente seguiti ed ammirati da Bustina, che spesso diventavano i destinatari segreti della suddetta colazione. Alla nostra partenza sorprendentemente sembravano ancora tutti vivi.

Hongcun ancient village, Anhui, China
Niente montagne ma incantevoli villaggi affacciati sull’acqua

“Huangshan” significa “Montagna gialla” e l’omonima montagna, che in realtà si trova ad una cinquantina di chilometri da Tunxi, è una delle più famose della Cina per i suoi picchi nebbiosi, le rocce dalle strane forme, i pini maestosi protesi sul baratro ed il mare di nuvole che si infrange tra le cime. La Montagna gialla è celebrata dai poeti cinesi fin dalla più remota antichità ed è una meta turistica molto rinomata. La nostra amica Cindy, che certo ricorderete come quella che nel viaggio precedente ci ha fatto visitare la Città Proibita a passo di corsa, è arrivata fin quaggiù con madre e fratello per incontrarci e riempirci di regali, cogliendo l’occasione per organizzare una gita in montagna e nei dintorni. Siamo molto fortunati ad avere un’amica cinese così gentile e disponibile! Purtroppo, però, eravamo ancora provati dal jet lag e dall’esperienza complicata con l’hotel di Shanghai ed abbiamo deciso di declinare l’invito all’escursione per riposarci un poco. Ci è andata bene: quello stesso giorno si è abbattuto sulla regione il tifone Doksuri, perciò Cindy e la sua famiglia sulla Montagna Gialla si sono inzuppati completamente e non sono riusciti a vedere né picchi, né rocce, né pini, ma solo una nebbia fradicia ed uniforme. Noi invece abbiamo passeggiato sotto gli ombrelli per i parchi e le strade lungo il fiume della città vecchia, tra le botteghe per turisti ed i ristorantini ricchi di delizie per lo più misteriose. La specialità locale di questa regione è il “tofu peloso”: mattoncini di tofu su cui viene lasciata crescere una lunga muffa filiforme, come una barba sottile, che vengono poi fritti o brasati. L’abbiamo assaggiato per voi: non solo puzza in modo orribile, ma abbiamo avuto tutti l’impressione che facesse veramente schifo. Per essere certi di non cadere vittime di un pregiudizio culturale abbiamo chiesto un parere a Cindy, la quale ci ha graziosamente confermato che fa schifo anche a loro. Quindi potete tranquillamente evitare il tofu peloso senza paura di apparire razzisti. 

Tofu peloso
Il famoso tofu peloso (“Ma doufu”) dell’Anhui, pronto per essere cotto. Non è allettante?

I giorni seguenti, nonostante il tempo fosse costantemente umido e piovigginoso con occasionali sprazzi di afa soffocante tipo foresta del Borneo, ci siamo avventurati a visitare due incantevoli villaggi dei dintorni. Il primo di questi è stato per forza di cose Hongcun, un luogo meraviglioso dove sono state girate alcune scene de “La tigre e il dragone”, classico film di arti marziali di Ang Lee e quanto di più vicino ad una credenza religiosa sia condiviso a casa nostra. Per mezza giornata abbiamo vagato per i suoi vicoli stretti e costeggiati da canali, ammirando le case bianche che si specchiano in ameni laghetti ed attraversando ponti estremamente scenografici. Siamo riusciti ad incontrare fugacemente anche Cindy, che proseguiva la sua gita dopo essere disastrosamente scesa da Huangshan. Mentre scambiavamo due parole con lei ed il fratello abbiamo potuto anche assistere allo spettacolare quanto involontario tuffo di una signora cinese nel canale: evento che immagino non sia troppo raro ad Hongcun, vista la quantità di corsi d’acqua e la rischiosa abitudine nazionale di camminare senza staccare gli occhi dal cellulare.

Hongcun ancient village, Anhui, China
Lo sfondo ideale per le nostre avventure di cappa e spada

A questo proposito, è significativo ricordare che in Cina, ormai, funziona tutto tramite le app ed il telefono ha sostituito l’oppio come droga di preferenza dei cinesi. Si paga al ristorante con l’app, si prenotano i mezzi pubblici con l’app, si comprano i biglietti dei musei e delle attrazioni turistiche con l’app, tanto che in molti ci avevano persino dissuaso dal provare ad usare i contanti. Di fatto, tutto funziona con l’app tranne quando non funziona, il che in base alla nostra esperienza sembra succedere abbastanza spesso. Ogni volta che chiedevamo supporto tecnico a Cindy o al fratello, ad esempio per acquistare i biglietti del bus, ne scaturiva una mezz’ora di discussione seguita da una mezz’ora di tentativi di connessione, tentativi di login, tentativi di registrazione del numero del nostro passaporto ed infine una resa sconsolata. Al contrario, abbiamo constatato che i contanti vengono ancora accettati ovunque senza esitazione. Inoltre, come la povera signora di Hongcun può testimoniare, questa abitudine di tenere sempre lo sguardo incollato allo schermo non è priva di rischi. Lunga vita al progresso con caratteristiche cinesi!

Hongcun si può raggiungere da Tunxi tramite una sinuosa strada di montagna costeggiata da coltivazioni di tè, un tragitto piuttosto lungo ma potenzialmente piacevole. Non per noi, purtroppo, che ci siamo improvvidamente affidati ad un autista non solo antipatico, ma soprattutto negato alla guida. Se la prima caratteristica è anche perdonabile in uno che di mestiere guida le auto, la seconda decisamente meno: decine di chilometri senza cambiare marcia, sorpassi in curva, cambi improvvisati di corsia ed il solito uso eccessivo, molesto ed insensato del clacson comune a tutti i cinesi. Bruna è arrivata ad ammettere che guidava persino peggio di me, e non le ho mai sentito dire una cosa del genere di nessun essere umano. Al termine della nostra visita ad Hongcun, questo esoso figlio di un tofu peloso ha inoltre tentato di estorcerci per il viaggio di ritorno il doppio di quanto ci avesse chiesto all’andata, sapendo che l’ultimo autobus per la città era appena partito. Dopo una feroce ma infruttuosa contrattazione, con un certo sollievo abbiamo deciso di abbandonarlo lì tra le montagne dell’Anhui, tradendolo con la prima auto di passaggio. 

Xidi ancient town, Anhui, China
Paesaggio umido ma affascinante

Il secondo villaggio che abbiamo visitato è stato Xidi. Anche questo, come Hongcun, è patrimonio dell’Unesco grazie all’architettura ben conservata e relativamente integra delle vecchie case con i tradizionali muri bianchi “a testa di cavallo”, tipici della regione. Xidi ha un fascino diverso da Hongcun: a parte il fatto che qui non hanno girato nessun film di culto per la nostra famiglia, le strade sono un po’ più larghe e prive di pericolosi canali e tra un negozio di souvenir e l’altro sono presenti diversi edifici storici da visitare, per lo più dimore di ricchi mercanti o studiosi di un paio di secoli fa. Qui ci siamo dati di nuovo appuntamento con Cindy, che per contrappasso questa volta ci ha guidato attraverso il paesino lentissimamente, illustrandoci in ogni estenuante dettaglio un palazzo di epoca Qing dopo l’altro, fino a quando abbiamo dovuto con rammarico salutarla e ripartire per tornare in albergo con la sensazione di aver visto comunque troppo poco. 

Xidi ancient village, Anhui, China
La tradizionale architettura di Xidi

Sarà che i viaggi faticano a riprendere dopo il covid o che i biglietti aerei sono sempre più cari, ma durante tutta la permanenza a Huangshan e dintorni, l’unico occidentale che abbiamo incrociato è stato Mimmo. Mimmo era un allampanato tizio di Innsbruck che fa il pizzaiolo in centro a Hongcun. È stato anche l’unico pizzaiolo che abbiamo incontrato dopo aver lasciato l’Italia, perciò pensate un po’ quanto deve andarsene lontano un austriaco per riuscire a spacciarsi per pizzaiolo! In realtà abbiamo incrociato un paio di volte anche un occidentale alto che non rispondeva al nostro saluto, da cui abbiamo dedotto che potesse essere un francese. Sempre simpatici, i francesi. Maura ed Emma si sono confermate invece due compagne di viaggio instancabili e di ottima compagnia. Maura è sempre Maura, naturalmente. Emma è molto giovane, alta ed ottimista, con il suo fascino mediterraneo attirava l’attenzione delle signore che senza riguardo la fermavano per esprimere la propria ammirazione, dirle quanto fosse “biutiful” e scattarsi una foto insieme. Perché solo le signore fossero così indiscrete, non è dato capirlo, ma a noi andava bene così perché stavamo comunque cercando di accasarla con il fratello di Cindy, che ha più o meno la sua stessa età. La prima volta che si sono incontrati hanno parlato molto, con quelle stelline negli occhi che hanno i giovani quando tubano. Bustina si è divertita molto a prendere in giro Emma per questo fatto, ma che tra i due ci fosse del tenero era palese. Noi anziani compagni di viaggio abbiamo fatto il possibile affinché la relazione avesse modo di svilupparsi entro la fine della mancanza, ma purtroppo non ci sono state altre occasioni per farli rincontrare… il che rende necessario un nuovo viaggio in Cina per Emma. Lunga vita all’amore! Lunga vita all’amicizia Italo-cinese!

Le nostra giornata a Huangshan si sono quindi consumate dappertutto tranne che sulla celebre Montagna Gialla. Dopo aver a malincuore constatato che le condizioni meteo continuavano a rendere proibitiva la scalata delle vette nebbiose, abbiamo infine ingollato senza rimpianti il nostro ultimo tramezzino in albergo, abbiamo salutato la simpatica albergatrice e siamo partiti alla volta di Jiuhuashan. Il viaggio non è stato privo di momenti emozionanti, ma ve lo racconteremo nel prossimo capitolo! 

[continua…]

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