2021 Odissea in roulotte

2021 Odissea in roulotte

Tundra vicentina, giugno 2021, anno II dell’era COVID. Stremati da un anno e mezzo di lockdown, smartworking ed altri inglesismi molesti, all’alba dell’estate decidiamo di goderci due settimane di ferie e partire per un bel viaggio rilassante, senza troppa pianificazione né una meta precisa. Solo nei pressi di Padova, dovendo per forza di cose scegliere una direzione, ci poniamo l’ambizioso obbiettivo di puntare la roulotte verso il capo opposto della nostra bella penisola, fino alla Calabria o alla Puglia, fino alle bianche spiagge del Salento… o anche oltre, se riusciamo a prendere una bella rincorsa.

Viaggiare con la roulotte al seguito, anche con qualche piccola deroga al limite di velocità, mi porta inevitabilmente a riscoprire il piacere della lentezza, la virtù della pazienza, il viaggio come esperienza ed altre amenità di cui leggo spesso su facebook. Questo per i primi cento, duecento chilometri, dopo i quali viaggiare con la roulotte al seguito mi porta a riscoprire ipertensione, nervosismo ed alcuni santi meno noti del calendario. Arrivati appena in territorio abruzzese decidiamo quindi, per placare gli animi e riposare le membra, di concederci una sosta in un amabile campeggio dalle parti di Ortona a Mare. Ortona a Mare ha un posto di riguardo nella storia della famiglia di Bruna, in quanto sede degli studi di una sua nonna paterna ai tempi del famoso terremoto di Avezzano; per questa ragione a casa la chiamiamo ancora così, nonostante con nostro grande stupore abbia recentemente perso il suffisso “a Mare” e sia rimasta solo Ortona. Bruna ha numerosi parenti in giro per l’Italia ed in realtà quasi ogni campanile della penisola può fare da sfondo ad una sua storia di famiglia, ma mentre vaghiamo per Ortona (a Mare) il racconto della nonna terremotata si rivela un’ottima scusa per attaccare bottone con due simpatici vecchietti locali, facendoci guidare in un’interessante escursione turistica per il centro storico. Nel frattempo, io e Bustina non trascuriamo di dare la caccia agli arrosticini di pecora che, parenti esclusi, restano pur sempre la principale attrattiva turistica della costa abruzzese.

Ortona (a Mare), sfondo incantevole per un piatto di arrosticini

Soddisfatto il primo assaggio di curiosità gastronomiche e culturali, ci rimettiamo sulla strada. A quanto pare, come di regola durante l’estate, ogni ponte o viadotto autostradale italiano è in fase di manutenzione. Il traffico lungo l’Adriatica procede a singhiozzo e la vita di chi è confinato sulla corsia di destra a tirare la roulotte è ancora più dura, mentre il mare si limita ad apparire ogni tanto in lontananza con il suo luccicare seducente. Arrivati all’altezza del Gargano, il ricordo dell’ultima vacanza in quei paraggi ci assale e sentiamo ormai irresistibile il richiamo delle acque cristalline, delle falesie bianche e delle burrate candide. La strada sarebbe ancora lunga, ma decidiamo di svoltare per concederci un’altra tappa prima di proseguire per la nostra ipotetica destinazione salentina… Destinazione che comincia ad apparire, a dire il vero, sempre più simile ad un miraggio sospeso sul riarso deserto foggiano. Passano i giorni e, sdraiati a rosolare sui ciottoli bianchi di Mattinata o a mollo tra le onde, non si affaccia in noi nessuna particolare impellenza a risalire in auto. Dalla piccola area di sosta dove abbiamo parcheggiato la roulotte basta scendere pochi scalini per arrivare al mare, prima ancora di riuscire a stendere un asciugamano Bustina si è tuffata ed ha trovato un pischello con cui giocare. Con la stessa disinvoltura anche noi, esasperati da mesi di vita domestica, superiamo infine la nostra abituale misantropia e chiacchieriamo con piacere della qualsiasi con chiunque. Come nel giardino dell’Eden, frutta dolcissima, pesce fresco, taralli glassati, burrata e stracciatella sono a portata di mano, mentre la ricotta ci viene recapitata sul tavolino da campeggio ancora calda. La sera, dopo una bella doccia gelata, passeggiamo sul molo sotto le stelle e ci fermiamo a discorrere e a bere una birra con i pescatori. Abbiamo persino imparato a giocare a burraco: la specialità olimpica dei camperisti e della terza età in genere. L’abilità e la fortuna di Bustina in questo gioco sono diventati presto leggendari presso gli altri campeggiatori.

Pare che siamo andati solo a mangiare, ma in effetti c’era anche il mare

Cosa ci può spingere a lasciare questo angolo di paradiso? Il caldo torrido, ecco cosa. Salendo dall’Africa, la prima, atroce bolla di calore dell’estate incombe su di noi e sulla nostra fragile tempra settentrionale. Forgiati nel tiepido clima della tundra, non siamo fatti per reggere le temperature estreme del riscaldamento globale e dopo aver tentato invano di resistere a furia di bagni in mare e brocche di acqua gelata in testa dobbiamo alla fine arrenderci all’evidenza: altro che Salento, ancora una volta il Gargano segna il limite massimo della nostra espansione verso Sud. Ci rassegniamo quindi, senza particolare fretta od entusiasmo, ad agganciare nuovamente sotto il sole impietoso la roulotte per affrontare un viaggio di ritorno che si rivelerà assai più lungo, tortuoso e rovente del previsto.

[continua…]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *