Cronaca di una bimba annunciata: 5

Cronaca di una bimba annunciata: 5

Il ritmo delle giornate è ancora quello di una tranquilla vacanza, infatti in questi giorni per distrarmi un po’ ho deciso di farmi venire una malattia esotica: di quando in quando, senza motivo apparente, orribili macchie rosse pruriginose mi ricoprono completamente braccia e gambe per poi scomparire dopo qualche ora. Se non fossi un uomo razionale e progressista, penserei che mio fratello mi ha portato scalogna con tutti i suoi ammonimenti a non mangiare le porcherie dai baracchini lungo la strada. Secondo Wikipedia e la pediatra di Bustina si tratta di una semplice orticaria, a meno che non sia una malattia esantematica tropicale non ancora studiata dall’uomo. Sono comunque sicuro che si tratti di una roba da niente, tipo una reazione all’inquinamento, al sole, ai detersivi, allo shampoo, ai detergenti, all’acqua, alle uova, al pane, al bacon, alle briochine o alle porcherie dei baracchini, ma questa solo come ultima ipotesi. Per fortuna Santa Cristina dell’Ente mi ha portato una scatola di antistaminici, ovviamente cinesi, che io ho deciso di prendere solo in caso di estrema necessità, tipo le pastiglie di cianuro dei nazisti e più o meno con le stesse speranze di guarigione. Bruna in compenso ha riacquisito salute e voce, così ho potuto sentire con dovizia di particolari cosa ne pensava della mia decisione di condire la pasta con il pesto alla genovese del carrefour di Pechino, che a casa lo useremmo al massimo per ammazzare le lumache in orto.

Complici le temperature miti ed un livello di inquinamento atmosferico molto più basso del normale, siamo riusciti come previsto a bighellonare parecchio negli ultimi giorni, tra piazza Tiananmen e il viale Wangfujing, parchi vari e supermercati. L’unico problema sono le barriere architettoniche, specialmente nelle stazioni della metropolitana che sembrano progettate per respingere l’assalto di un eventuale esercito invasore di paraplegici o infanti. Per fortuna mamma e papà sono ancora forti e non si fanno alcun problema ad affrontare centinaia di scalini caricandosi sulle spalle zaino, passeggino ed un delizioso sacco di patate vivente da dieci chili. In compenso, a bordo dei treni della metropolitana è molto comune trovare passeggeri gentili che cedono il posto alla pargola.
I prossimi giorni ci aspettano ancora delle visite guidate e forse qualche nostro fuori programma, se le forze continueranno ad assisterci. Tra meno di una settimana saremo già in Italia! Chissà se Bustina si adatterà alla nostra umile dimora dopo aver vissuto nel lusso dello Stracatzibus, il più elegante albergo di Pechino nonché l’unico al mondo in assoluto dove se sbagli a premere un interruttore al gabinetto si accendono le luci in tutto l’appartamento, comodissimo soprattutto quando vi alzate per fare pipì alle tre di notte e volete farlo sapere a tutta la famiglia.

Nel nostro girovagare abbiamo avuto la conferma che i negozi qui intorno al residence sono assolutamente inutili. Si trovano tutte le grandi marche della moda, o almeno credo perché non sono molto ferrato in materia, ma i prezzi sono anche più cari che in Italia. Del resto, siamo nel centro del centro dell’Impero di Mezzo, quindi è ovvio che sia tutto più caro. Le commesse fanno grandi sorrisi solo a Bustina, a noi non ci guardano neppure perché si capisce da distante che non siamo soliti comprare mutande Calvin Klein da ottanta euro, anche perché se le comprassi poi le porterei sopra i pantaloni per farle vedere a tutti. Da queste parti, di norma, sono più ricchi i cinesi che gli stranieri. Per strada si incrociano due tipi di uomini: i turisti in braghe corte e maglietta che se ne vanno in giro sgranocchiando spiedini di origine imprecisata e quelli in pantaloni neri e camicia bianca con le maniche corte, che sembrano impiegati in pausa pranzo e probabilmente lo sono. Gli unici uomini eleganti e ricchissimi che ho visto in giro erano i commessi del negozio della Rolex. Di donne se ne vedono invece tre tipologie: ragazze vestite trendy, occhiali da sole e jeans col risvoltino come se dovessero andare a bere uno spritz in centro a Vicenza, giovani donne elegantissime che hanno appena speso in una boutique la mia busta paga di un anno lasciando come mancia la tredicesima ed infine buzzicone che indossano accostamenti improbabili di brutte imitazioni dei vestiti delle boutique. Quest’ultima categoria rappresenta un trascurabile 80% delle donne che circolano per il centro di Pechino, mentre sfiorano il 95% in periferia e nelle zone di campagna. Considerate anche che per qualche motivo gli elementi fondamentali della moda cinese contemporanea sono pizzi e merletti, gonne velate semitrasparenti e zoccoli alti dagli otto ai quindici centimetri. I pantaloncini, poi, non sono mai abbastanza corti, e le gambe peraltro mai abbastanza storte. Aggiungete infine che i brillantini vanno bene su TUTTO: palpebre, scarpe, borsette, unghie, magliette… L’effetto pornodiva ungherese degli anni Ottanta è assicurato!
Questo vale però solo per le donne sotto i cinquant’anni. Le donne cinesi, intorno a quell’età, compiono una specie di rito di passaggio e mettono per sempre da parte strass e zoccoli, si tagliano i capelli corti, tutte uguali, mettono su chili e si vestono tutte con gonna al ginocchio e golfino come nonna Abelarda. Non so se sia un fatto generazionale o se esista una circolare del Partito Comunista Cinese che le obbliga. L’ultimo momento di riscossa ce l’hanno nella terza età, quando si mettono in ghingheri per andare a ballare il liscio nei parchi pubblici, con i capelli cotonati come Moira Orfei e la blusa coi brillantini di quando erano giovani, si sa mai che ci scappi pure un tango.
Tra le bambine piccole vanno invece sempre molto le gonne bianche o rosa a strati, tipo bomboniera, che da noi si usano solo per la prima comunione. I primi giorni infatti mi stupivo di quante prime comunioni si facessero in Cina, paese poco noto per il suo fervore religioso. Anche Bustina aveva una gonnellino simile quando ce l’hanno portata all’Ufficio Bambini Smarriti di Xi’An, pareva un confettino bianco, ma gliel’abbiamo tolto subito perché era di un materiale così sintetico che avevo paura prendesse fuoco se si avvicinava troppo alle lampadine.

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La vita con la nanetta prosegue molto bene: lei gioca, si diverte, corre, ride come una pazza, strilla come un’aquila, mangia come un lupo, dorme come un orso impagliato. Poi improvvisamente decide di mettersi a piangere disperata per un qualche motivo risibile, tipo che il papà non le vuole dare un biscotto o la mamma la sgrida perché si è messa a sbattere l’ipad contro il tavolino di cristallo. Qualche volta si mette a piangere per motivi così imperscrutabili che io e Bruna ci guardiamo e non riusciamo a capire il perché. Lei non si spiega, si limita a sedersi a terra e a piangere in cinese. Molto infantile da parte sua. L’altra sera ha cambiato tecnica: dopo che l’abbiamo rimproverata si è offesa moltissimo e se n’è andata in camera, sbattendosi la porta dietro le spalle. Secondo Bruna questa sarebbe un’evoluzione nel suo comportamento, perché vuol dire che si sente abbastanza a suo agio per prendere le distanze da noi sapendo che poi ci ritroverà comunque. Peccato che subito dopo si sia resa conto che essendo un mezzo soldo di cacio non era più in grado di riaprire la porta, e giù pianti disperati finché la mamma non l’ha salvata e si è lasciata abbracciare per consolarla.
Venerdì le abbiamo anche fatto fare il primo bagnetto nella piscina dello Stracatzibus, che visto il livello dell’albergo è ovviamente piena di acqua di Lourdes (dai rubinetti esce più modestamente della Perrier). L’approccio di Bustina con l’acqua è stato positivo, si è divertita a farsi trascinare in giro dai suoi vecchi, armata di braccioli dei Gormiti, e non ha avuto paura per niente, anche se deve impegnarsi più a fondo nello stile delfino. I suoi passatempi preferiti comunque restano: farsi lanciare in aria, giocare a nascondino, portare via le ciabatte alla mamma e farsi inseguire per tutto l’appartamento urlando come un muezzin. Stiamo riuscendo ad individuare con maggiore precisione cosa le piace mangiare: la pasta sì, la frittata sì, l’uovo sodo sì, il pane sì, l’anguria sì, la mela sì, la banana sì, lo yogurt sì, sì, sì! Ieri sera quando ha visto lo yogurt in tavola le si sono illuminati gli occhi e si è messa a ballare per la gioia sulla sedia, poi ha spalancato felice il forno per farsi imboccare ed ha cominciato a farsi seria solo quando ha capito che il barattolino stava per finire. Io non mi ricordo neanche più quando è stata l’ultima volta che ho ballato per la gioia davanti a qualcosa da mangiare, anche se probabilmente erano coinvolte le lasagne del mio stimato signor suocero. Purtroppo la verdura in generale non le piace, a meno che non sia molto ben camuffata, la carne dipende, la carota assolutamente no ed il pesto alla genovese no, ma era pur sempre quello del carrefour… Il formaggio non vuole toccarlo e non lo mangia se glielo diamo da solo, ma sciolto nella frittata l’ha gradito. Le olive… Le olive non le piacciono, e questa è stata la prima delusione che ha dato alla madre.
Altro momento di difficoltà, a giorni alterni, è quello di andare a dormire. Ci sono sere in cui basta appoggiarla sul lettino, farle due carezze, cantarle due strofe di ninna nanna e lei cade cotta come la bella addormentata, ed altre in cui urla e si divincola per un’ora come la protagonista dell’Esorcista. In quei casi guardo sconsolato verso Bruna, ma lei è già scappata a gambe levate dalla stanza lasciando solo una nuvoletta di polvere alle sue spalle. Non mi resta che esaurire tutte le rime degli Uomini Colorati, passare in rassegna le canzoni di De Gregori e se necessario proseguire con i canti politici degli Anni Settanta, cercando di prenderla per sfinimento. Di solito anche nei casi peggiori cede verso la terza strofa de “I treni per Reggio Calabria”, di Giovanna Marini, 1978. L’altra sera invece, del tutto inaspettatamente, Bustina ha deciso di costituirsi: è venuta a chiamarmi, mi ha indicato il lettino, poi si è seduta e si è tolta i calzettini aspettando solo di essere riposta a dormire. Ora però con Bruna abbiamo deciso che è troppo comodo che la piccola imperatrice si addormenti solo quando ci sono io, perciò dovremo fare a turno o a pari e dispari o regolarci in base alle estrazioni del lotto sulla ruota di Venezia, non abbiamo ancora deciso. So solo che stasera se n’è occupata lei e dopo mezz’ora di strepiti e pianti, non so con precisione di chi, improvvisamente ha regnato il silenzio. Sono consapevole che in questo momento il mio ruolo di pater familias è quello di verificare la situazione e procurare un alibi alla sopravvissuta, chiunque sia, ma sono passati dieci minuti e non ho ancora avuto il coraggio di andare a controllare.

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