Cronaca di una bimba annunciata: 4
Questa volta cercherò di essere più breve, so che siete tutte persone impegnate e d’altra parte i primi giorni qui a Pechino sono stati abbastanza tranquilli, complice il fatto che io & Brù siamo un pochino malaticci. Normalmente saremmo anche di salute abbastanza robusta, ma ora abbiamo questa nanetta sempre per le mani che continua a tossirci in faccia i peggiori virus e batteri del sol levante…
Lunedì abbiamo quindi trascorso una tranquilla giornata di recupero in questo albergo di superlusso che pare un altro mondo rispetto ai vicoli sudici ed affollati di vita che cominciano appena fuori dalla porta e che a noi piacciono molto. Qui, al Melliot Celestial Domus Deluxe Residence Stracatzibus, i camerieri capiscono perfettamente l’inglese ma non intendono lo stesso un’ostrega di quello che gli si dice, perché appena gli si chiede qualcosa che non è espressamente previsto da una circolare del Partito Comunista Cinese o della direzione dell’albergo vanno in confusione e cercano con ottusa ostinazione di ricondurti sulla retta via. Per esempio ci abbiamo messo un quarto d’ora per far capire alla signora che fa le pulizie che doveva aspettare ancora cinque minuti, il che è abbastanza paradossale. Ancora non abbiamo provato la piscina con l’acqua di Lourdes, ma abbiamo compiuto diverse escursioni in ludoteca dove Bustina Magnabosco Piccinelli Viendalmare si diverte parecchio con lo scivolo, la lavagna magica e a farsi lanciare in aria da mamma e papà. Abbiamo anche conosciuto un’altra coppia che è qui sempre per un’adozione, sono due tipi simpatici ma in due settimane non sono praticamente mai usciti dal residence perché sono terrorizzati dalla confusione e dalla sporcizia che regnano democraticamente sovrani nella città. Noi invece nel pomeriggio abbiamo azzardato una piccola sortita all’esterno, a pochi metri dallo Stracatzibus ci sono degli ottimi baracchini per mangiare quattro ravioli (volendo) e poi comincia un labirinto di viuzze piene di botteghe, negozi con un ingresso in una via e l’uscita sull’altro, viottoli coperti da teli con dipinto il cielo azzurro che a Pechino non si vede mai, banchi dove vendono panini imbottiti e pesce fritto ma anche spiedini di ragni, scorpioni, stelle marine, cavallette e bacherozzi vari, giocattoli, ventagli, ocarine, prodotti artigianali di fattura più o meno buona e cianfrusaglie assortite, tutte ad un prezzo molto più caro del normale perché siamo pur sempre in centro a Pechino. Io avrei voluto prendere uno spiedino di scorpione, tra l’altro c’erano sia quelli con tanti scorpioncini piccoli croccantini come i nostri che quelli con un singolo succosissimo scorpione nero gigante, ma ancora una volta Bruna mi ha garantito che le labbra che toccano uno scorpione, vivo o morto, non toccheranno più le sue e quindi niente, finché non trovo un modo di mangiare lo spiedino senza toccarlo con le labbra devo rinunciare… Dall’affollatissimo dedalo di botteghe si sbuca direttamente sulla Wangfujing che è un po’ la via Montenapoleone di Pechino, una strada pedonale larga e piena di boutique di tutte le marche dove i milionari vanno a fare shopping e tutti gli altri vanno a guardare i milionari che fanno shopping. Qui abbondano soprattutto i turisti cinesi, spaesati e preoccupati di farsi sfilare il portafogli come noi o desiderosi di farsi una foto in posa da truzzi, con occhiali da sole firmati e labbra a becco di papera, davanti al negozio di un marchio famoso.
Ieri (martedì) invece era in programma la prima gita di Pechino, una visita al Tempio del Cielo ed al mercato delle perle, un grosso centro commerciale dove si compra di tutto contrattando allo stremo. Io e Bru eravamo già stati due anni fa in entrambi i posti per cui siamo riusciti a farci portare invece ad un parco pubblico poco distante. Ci ha accompagnato Cristina, l’angelo custode dell’ente, un po’ per dare ufficialità al nostro fuori programma e un po’ perché ne avrà ormai due bao zè grandi così di accompagnare famiglie e poppanti al Tempio del Cielo. La signorina Wanda, che è la corrispettiva pechinese della Signora Lia di Xi’An, ha quindi accompagnato i nostri compagni di viaggio da sola ma nel giro di un’oretta avevano già terminato la visita ed hanno dovuto aspettarci.
Il parco, noto soprattutto per una pagoda di epoca Qing e per essere stato luogo di ritrovo di vari rivoluzionari all’inizio del secolo scorso, è molto gradevole e curato. Ribadisco che i popoli asiatici hanno un gusto ed una sensibilità eccezionali nella progettazione di questi posti, pari solo al loro cattivo gusto nel vestire e nell’espettorare muco in ogni occasione. Ci siamo divertiti molto a passeggiare tra le vere e finte pagode antiche che costeggiano le sponde di un grazioso laghetto, spiando come sempre i pensionati che facevano tai chi o giocavano a carte o facevano volare gli aquiloni. Poi, visto che Bustina indicava con gridolini di ammirazione tutte le barche che ci passavano vicino, mamacita Bruna ha avuto l’idea di noleggiare un barchino elettrico e siamo andati a fare un giro del lago. Anche se quel piccolo, piccolo naviglio andava alla velocità di una triglia morta trasportata dalla corrente e ondeggiava sinistramente ogni volta che qualcuno spostava le chiappe da un sedile all’altro, ci siamo divertiti molto tutti quanti e soprattutto Bustina, che dopo aver tenuto il timone voleva sempre stare in piedi a prua e ci indicava con il ditino dove andare. Il papuccio la teneva ben stretta, perché a giudicare dal colore dell’acqua un tuffo fuori bordo si sarebbe probabilmente concluso con una morte per avvelenamento prima ancora che per annegamento.
Una volta tornati a riva, ci siamo imbattuti in un gruppo di bambini che si allenava nel wushu acrobatico per degli spettacoli teatrali, esercitandosi nei calci volanti, le ruote ed altre acrobazie sotto lo sguardo severo di un anziano maestro. Bustina li osservava in silenzio con occhi colmi di meraviglia ed interesse e si vedeva che era tentata di unirsi al gruppo, nonostante finora non abbia dato grande prova di prestanza atletica.
Terminata la gita al parco, ci siamo ritrovati con il resto del gruppo per una cena organizzata, in cui abbiamo avuto occasione di assaggiare la famosa anatra alla pechinese. Beh, che dire? Io sono stato l’unico a cui è piaciuto tutto, mentre nessuno degli altri è sembrato soddisfatto a parte il figlio dei nostri compagni di viaggio, che è dotato di un appetito almeno pari al mio. Bustina invece era in vena di giocare, complice l’eccitazione per il viaggio in barca ed il fatto che erano appena le sei del pomeriggio, orario in cui non è abituata a mangiare. Inoltre all’una si era scofanata un bel piatto di pastasciutta con il pomodoro e le melanzane cotto dal suo paparino, per cui probabilmente il buco nero non era ancora pronto per ingurgitare altra materia. Fatto sta che, con mia grande disperazione, a tavola mangiava un boccone di tutto facendomi credere che le piacesse e poi inevitabilmente sputava il secondo boccone; oppure spalancava quella gigantesca caverna che ha al posto della bocca mentre mi avvicinavo con un pezzettino di cibo tra le bacchette e poi serrava improvvisamente il forno all’ultimo secondo mandandomi ad impattare sulle sue labbra e facendo cadere tutto sul tavolo o sul pavimento. Quando ormai stavo per appenderla al soffitto proprio come prevede la preparazione tradizionale dell’anatra alla pechinese, Bruna è intervenuta in suo soccorso allarmata dai miei occhi a barra tipo quelli dei tirannosauri. Diciamo che la cena non è stata un successo.
In questi giorni, la vita con Bustina sta cominciando ad assumere dei caratteri di normale vita famigliare. Passiamo sempre molto tempo a giocare e ci alziamo tardi, ma riusciamo anche a cucinare, fare delle lavatrici e stirare mentre lei ci sta attorno o giochicchia per i fatti suoi. A dire il vero, mentre cuciniamo spesso ci viene in mezzo ai piedi perché non concepisce che il cibo debba essere manipolato prima di essere mangiato, quindi per lei il fatto che io abbia palesemente della roba da mangiare in mano – ad esempio le melanzane – e non ne getti un poco nel forno spalancato che mi mette davanti agli occhi è un’offesa mortale. Mi guarda con quegli occhioni grandi da cocker affamato, indica i fornelli, emette qualche gridolino da aquilotto caduto fuori dal nido e spalanca la bocca. Oggi ci ho sbirciato dentro e le ho visto il fondo dello stomaco, vuoto come quello dei suoi antenati.
Le notti scorse ha fatto anche un sacco di fatica a prendere sonno, o per meglio dire noi abbiamo fatto un sacco di fatica a farle prendere sonno. Sarà stato il caldo o il fatto che poi dorme per dodici ore filate e si fa pure la pennichella pomeridiana, ma quando è stato il momento di mettersi orizzontale non c’era modo che chiudesse gli occhietti suoi belli. Si toglieva il lenzuolo, poi se lo rimetteva, si girava a pancia in giù, a pancia in su, a tre quarti, sottosopra, tirava su i piedi, si arrotolava nel lenzuolo, si alzava a bere un caffè, lanciava una tigre di pezza e ricominciava. Io, di contro, le accarezzavo la testolina bacata e tentavo di cantare una ninna nanna. Peccato che io conosca solo le prime tre strofe di due ninne nanne: quella che fa “questa bimba a chi la dò, la darò all’Uomo Nero che la tiene un anno intero” e giù a inventarmi nomi e cose che possono succedere alle bambine che non dormono, e “buonanotte fiorellino” di De Gregori, ma dopo otto secondi canto solo “lalalalla, lalalalla, laaalalla”. Dopo mezz’ora cedo anche perché ho il mal di gola e non riesco a cantare più a lungo, allora arriva Bruna e le spiega con dovizia di particolari e voce suadente perché è sano ed opportuno che lei si metta a dormire all’istante. Il dibattito sull’argomento dura in genere un’altra mezz’oretta. Ieri sera invece, con mia grande riconoscenza nei confronti delle Forze Misteriose che regolano i bioritmi dei bambini, si è addormentata di botto al primo giro di lenzuolo, tanto che non ero arrivato ancora all’Uomo Marrone che la mangia nel minestrone e all’Uomo a Pois che la mangia col foie grois.
Stamattina il nostro piccolo raviolino al vapore è stato visitato dalla pediatra italiana che collabora con l’ente, la stessa che l’aveva già ispezionata qualche mese quando ancora viveva dietro le sbarre. Prima di tutto la pediatra si ricordava di Bustina dalla precedente visita, perché a suo dire era una delle bambine più belle dell’istituto. Ero tentato di precisare che lei non era “una delle più belle” ma senz’altro la più bella di tutte, ma ho lasciato correre perché probabilmente ha detto così solo per non fare sentire in colpa zia Cristina. Ad ogni modo, dopo una rapida ma accurata visita e mille domande da parte dei genitori, la dottoressa ha confermato che possiamo stare tranquilli, il problema di salute di Bustina si è risolto e visto l’evolversi del suo stato non dobbiamo temere nulla per il futuro. Ha detto anche che potrebbe andare a fare le olimpiadi, ma a mio giudizio francamente è ancora un po’ piccolina. Tolto anche questo pensiero dalla capa, che preoccupava probabilmente più me che la mamacita, ci dedichiamo ora ad un’altra giornata di tranquillo bighellonare pechinese.