Cronaca di una bimba annunciata: 2
Sono due giorni che stiamo assieme alla nostra super Bustina ed abbiamo già avuto modo di padroneggiare con successo le seguenti tecniche: cambio del pannolino in due e in tre dimensioni, salto del cibo dal piatto alla bocca e ritorno, lancio del peluche, lancio del pettine, lancio del telecomando, lancio della bambina, uso del passeggino come ariete in mezzo alla folla, messa a nanna con e senza successo e litigio silenzioso mimato per non creare traumi alla creatura.
Ma prima di proseguire, torniamo al momento dell’incontro:
[FLASHBACK]
Domenica alla fine abbiamo deciso di non pranzare perché avevamo già mangiato abbondantemente la sera prima e chi ci conosce sa che ci teniamo molto alla linea. Quindi siamo rimasti in camera terrorizzati. Io volevo fumare ma visto che ho smesso sopperivo all’attività polmonare gonfiando un palloncino ogni volta che avevo voglia di una sigaretta, alla fine la camera era così piena di palloncini che non si riusciva quasi a camminare.
Finalmente alle tre e venti ci siamo ricomposti e siamo andati con Cristina, la Signora Lia ed i nostri compagni di viaggio all’Ufficio Bambini Smarriti dall’altra parte di Xi’An a recuperare i pargoli. Io e Bruna eravamo piuttosto catalitici. L’Ufficio Bambini Smarriti è al ventesimo piano di un grattacielo tra una selva di altri grattacieli, essendo domenica gli uffici erano tutti chiusi tranne il nostro. Ci hanno fatto sedere attorno ad un tavolo di vetro e firmare alcuni documenti, noi avevamo qualche difficoltà a ricordare il nostro nome ma a parte questo ce la siamo cavata abbastanza bene. Ci hanno chiesto come volevamo chiamare la Bustina, abbiamo risposto senza dubbi che la capitale della Lituania era Vilnius (facile). Pochi minuti dopo si sono sentiti dei rumori in corridoio, Cristina ci ha chiesto se preferivamo incontrare i bimbi contemporaneamente o una coppia alla volta ed io e Bruna abbiamo risposto che gli abitanti della Cina erano circa un miliardo e trecento milioni. Ce li hanno portati insieme. Bustina era in braccio alla sua tata.
La prima cosa che ti insegnano in tutti i corsi per genitori adottivi è di rispettare i tempi del bambino al momento dell’incontro, mantenendo una certa distanza fino a quando egli/ella si sente a suo agio e decide di avvicinarsi spontaneamente poco alla volta. Io naturalmente appena l’ho vista mi sono lanciato come un falco per prenderla, strappandola dalle braccia di quella impostora della tata, ma mi sono fermato a mezz’aria appena in tempo per non provocare traumi irrecuperabili. La tata, tramite la Signora Lia che ci faceva da interprete, ci ha chiesto se avevamo domande ed io e Bruna siamo partiti con la lista lunghissima che avevamo scritto in albergo più alcune che ci sorgevano sull’onda dell’ispirazione estemporanea: quali sono i suoi piatti preferiti? È allergica a qualcosa? Si ammala facilmente? Hai dei giochini che le piacciono in particolare? Chi le ha tagliato i capelli in quel modo orrendo? Segue la politica italiana? Ha degli hobby? Cosa ne pensa dell’Expo? In ogni caso, non faceva nessuna differenza perché mentre lei rispondeva le mie orecchie facevano finta di ascoltare ma il mio cervello nitriva in una lontana prateria dello spirito. La bambina ci guardava perplessa con i suoi occhioni neri girando la testolina di qua e di là.
Alla fine la tata ha chiesto se volevamo prenderla in braccio, io mi sono girato a guardare Bruna ma lei si era mimetizzata perfettamente con la tappezzeria della poltroncina e non sono riuscito a trovarla, quindi ho ripreso il volo di prima e mi sono lanciato ad accoglierla. Ora, chi mi conosce lo sa che nessun bambino sotto i cinque anni ha mai accettato di restarmi vicino per più di tre secondi senza mettersi a piangere, quindi ci aspettavamo un’eruzione di lacrime tipo vulcano equatoriale… Invece, sorprendentemente, la piccola ha pianto solo un attimo per poi mettermi le braccia al collo attaccandosi strettissima. Ci tengo a dirlo perché quando a quindici anni mi urlerà addosso che mi odia e non vuole più vedermi perché non le compro lo scooter tridimensionale volante o roba del genere è importante che se lo ricordi. Ovviamente un biscotto si è rivelato fondamentale nella mia opera di corruzione minorile. Vedendo che la bambina non sembrava mordere, anche Bruna poco a poco si è tranquillizzata e quando si è sentita a suo agio si è avvicinata spontaneamente a noi due.
Entro pochi minuti noi e la bambina avevamo già perfettamente socializzato, camminavamo mani nelle mani (una mano a testa) ed eravamo pronti per fare la pubblicità della famigliola felice del Mulino Bianco. Scattata qualche foto di rito, ce ne siamo tornati tutti insieme all’albergo dove ci siamo dedicati a scoprire questa piccola meraviglia della natura.
Nelle prime 72 ore Bustina Magnabosco Piccinelli Viendalmare, questo il suo nome completo, ci ha dimostrato: di essere docilissima nel farsi vestire e svestire, di essere coccolosissima, di avere un buco nero al posto della bocca in grado di ingurgitare qualsiasi quantità di cibo, di avere un altro buco nero, collegato in qualche modo al precedente, da cui emette antimateria ad intervalli regolari, di amare molto camminare tanto che appena noi ci mettiamo le scarpe per uscire lei raccoglie le sue perché gliele mettiamo, di essere la beniamina dell’albergo, di apprezzare il bagnetto ed anche il lavaggio denti, di essere in grado di fare i capricci specialmente quando vogliamo farle mangiare le verdure, di avere un prodotto interno lordo superiore a certe province della Cina, di volere sempre le manine pulite tanto da porgermele continuamente a tavola per farsi togliere gli avanzi di cibo con una salvietta, di avere sempre fame, ancora fame, fortissimamente fame. Non ha invece rilasciato dichiarazioni sui risultati delle elezioni regionali italiane.
Lunedì mattina siamo tornati all’Ufficio Bambini Smarriti per confermare che ci saremmo presi cura della pargola. Essendo lunedì gli uffici erano tutti aperti, compreso l’Ufficio Registrazione Matrimoni e l’adiacente Ufficio Registrazione Divorzi, perché i cinesi sono gente pratica. In ogni ufficio c’era un impiegato dall’aspetto importante che fumava una sigaretta o giocava con il cellulare o guardava fuori dalla finestra, certamente assorto in qualche pensiero molto rilevante per il benessere della nazione. In un ufficio c’era anche un letto, senz’altro utile quando il funzionario deve trattenersi per la notte a fumare qualche sigaretta straordinaria o per completare un giochino sul cellulare. Una volta firmati i documenti di rito ed avere lasciato diverse impronte del pollice e, con grande divertimento di Bustina, della pianta del piede, abbiamo fatto un salto veloce in polizia per controllare che non avesse precedenti. Non si sa mai, tante volte prendono una cattiva strada da piccoli. Il pomeriggio invece l’abbiamo passato a guardare le macchine dalla finestra, a giocare con i palloncini ed a lanciare la tigri di peluche, sport in cui siamo diventati tutti molto bravi. Prima di sera, infine, abbiamo affrontato il nostro primo bagnetto. Primo con Bustina, ovviamente, noi c’eravamo già lavati in altre occasioni. Anche qui la fanciulla si è dimostrata molto collaborativa e addirittura divertita, a differenza di altri bambini i cui bagnetti vengono segnalati a tutto l’albergo tramite la sirena anti bomba che hanno al posto dei polmoni.
Martedì mattina abbiamo compiuto persino la coraggiosa impresa di riportarla nel penitenziario minorile doveva ha vissuto fino alla settimana scorsa. Il nostro scopo era di permetterle di chiudere il cerchio con la prima parte della sua esistenza, facendole capire che in futuro avrebbe potuto anche tornarci senza sconvolgimenti emotivi, che l’istituto e tutte le persone che aveva conosciuto rimanevano al loro posto mentre lei se ne veniva via con noi a vivere una vita possibilmente felice e serena nella ridente Schio e che non c’era nulla per lei o per noi da nascondere o da rimuovere riguardo quel luogo ed il suo passato. Da ultimo, non ci dispiaceva che desse un ultimo saluto alla tata… Saluto si fa per dire, visto che al momento Bustina si è esibita in: 2 “baba”, 3 “mama”, 1784 “mè”, 182 “uè” ed innumerevoli strilli da aquila ogni volta che uno dei due va in bagno; la sua conversazione per il momento lascia molto a desiderare.
(Mi pare di aver sentito anche un “allahakbar” ma la polizia ha detto che è molto improbabile.)
La visita all’istituto ci era stata sconsigliata dall’ente perché avrebbe potuto ingenerare nella bambina il timore di essere restituita con conseguente trauma infantile, ma noi abbiamo deciso di correre il rischio perché tutto sommato il passaggio di consegne di domenica era avvenuto senza nessuna crisi. La Signora Lia, nostra fedele accompagnatrice e guida turistica, ci ha dato ragione. In effetti la visita non è stata eccessivamente traumatica: Bustina è stata molto contenta di vedere le sue giostrine nel parco dove andava tutti i giorni, di tornare in braccio alla tata per dieci minuti e rivedere lo stanzone dove giocava con gli altri bimbi, la camerata con il suo lettino tra altri trenta uguali ed i corridoi colorati dove sono state scattate le prime foto che ci hanno fatto innamorare di lei. È stata molto meno contenta quando la tata ce l’ha riconsegnata: è stata la sua prima crisi di pianto furioso da quando è con noi, fortunatamente risolta con dieci minuti di coccole della mamma anziché con dieci anni di terapia come temeva il papà. L’istituto non era poi neanche male, tutto il personale sembrava molto gentile e affezionato ai bambini e non mancavano né i giochi né lo spazio né la pulizia, almeno da un punto di vista cinese.
Il martedì pomeriggio ci siamo dedicati ad esplorare l’albergo superlusso in cui siamo ospitati, dalla palestra alla piscina, dalla sala massaggi al club lounge che non so cosa sia ma sicuramente non ci avrebbero lasciato entrare. Poi ci siamo ulteriormente perfezionati nell’arte del lancio della tigre.
Ieri, mercoledì, siamo invece andati in gita a vedere l’esercito di terracotta, io le ho spiegato che è l’esercito di suo nonno e quando sarà grande potrà venire a giocarci. Le abbiamo anche insegnato con successo a soffiarsi il naso, che io voglio interpretare come un primo passo verso cambiarsi il pannolino da sola.
Andare a giocare fuori finora è stato impossibile perché il ministero del turismo cinese, per non farci sentire a disagio, ha organizzato su Xi’An un tempo tipicamente scledense: pioggia alternata da nubi con qualche pioggia occasionale. Perciò finora le uniche uscite dall’albergo sono state dovute alle gite obbligatorie. Questa mattina, per esempio, siamo andati a visitare la pagoda della Grande Oca Selvatica, un tempio buddista molto antico il cui nome è dovuto ad una leggenda: in un periodo di carestia i monaci non avevano niente da mangiare e anziché recarsi all’iperspar di fronte al monastero si misero a pregare affinché arrivasse loro un po’ di carne. In quel momento uno stormo di oche stava sorvolando il monastero e la più grande oca dello stormo, colta da improvviso e divino malore, precipitò a terra in mezzo ai monaci già cotta e pronta per essere mangiata. Questa storia dimostra che anche il Buddha, come molte divinità, ci tiene di più ai suoi monaci che alle sue oche. Immagino però che anche le oche abbiano una leggenda simile, in cui un monaco cade a terra stecchito in un momento in cui erano affamate. Ad ogni modo, i monaci rimasero comprensibilmente molto impressionati da questo miracolo e dedicarono all’oca una grande lapide nel tempio, dove però seppellirono solo le ossa accuratamente ripulite.
Ora è uscito il sole, le mie fanciulle dormono entrambe ed io sono uscito a procurarmi dei Bao-ze, tipo panini ripieni, da un baracchino lungo la strada (con grande gioia di mio fratello). Ho così assolto anche oggi alle mie funzioni di capofamiglia portando il cibo in tavola.