Cose turche, vent’anni dopo
Ammaliati da una brillante serie tv turca e dalla nostalgia per i minareti svettanti sul Bosforo, un paio di mesi fa ci siamo presi qualche giorno di ferie e siamo tornati ad Istanbul. Erano passati quasi due decenni dalla nostra visita precedente e questo mi ha inevitabilmente portato a scontrarmi con due clamorose rivelazioni:
1. ah però, sono diversamente giovane;
2. certi posti sono migliori nel ricordo.
Sulla prima considerazione c’è poco da dire, non posso negare di essere in circolazione già da un po’. Mi piacerebbe forse, ma non posso negarlo. Sulla seconda, magari c’entra il fatto che fosse un fine settimana alquanto uggioso, che le mie aspettative fossero oltre lo spazio siderale o che nel frattempo io abbia tentato ben due volte di sciropparmi quel pippone insostenibile di Ohmar Pamuk sulla sua città natale, del quale ho recepito solo che il sentimento prevalente ad Istanbul è la tristezza, ma insomma… me la ricordavo meglio. Rispetto alla serie tv ci sono state anche molte meno sparatorie, oltre tutto. Anzi, ora che ci penso, non c’è stata neppure una sparatoria, da questo punto di vista è stata una delusione totale.
Poiché vedo comunque il turismo non solo come un modo per andarmi a mangiare il kebab nel suo ambiente naturale ma come un servizio pubblico, desidero condividere con voi alcuni appunti ad integrazione di quanto già scritto quando ancora i dinosauri camminavano sulla Terra.

Fauna
Più dei minareti, prima del costo sproporzionato dei suddetti kebab, ciò che mi ha colpito maggiormente della città turca sono stati ancora una volta i gatti. Istanbul resta la città dei gatti, li puoi incontrare dappertutto, accoccolati a dormire su uno scalino o a passeggio per le stradine di Sultanhamet, intenti a mangiare dalle ciotole messe loro a disposizione sui marciapiedi o ad elemosinare carezze sui tappeti delle moschee. Sì, perché il gatto turco è un animale gradito alla divinità locale, in quanto si pulisce le zampe prima di entrare nei luoghi di culto e si stiracchia prevalentemente in direzione della Mecca. In giro per la città esistono persino dei distributori automatici che dispensano cibo ai gatti randagi in cambio di un’offerta simbolica. I gatti di Istanbul si distinguono però dal gatto comune italiano non tanto per la libertà di movimento ed accesso ai luoghi sacri, quanto per le dimensioni: un gatto turco è grande circa il doppio dei nostri, non saprei dire se a causa di tutti quei crocchini offerti dalla cittadinanza o perché godono del favore di Allah. Sono dei bestioni, con un minimo di addestramento militare potrebbero facilmente prendere il controllo della città ma ovviamente non ci pensano neppure, perché sono gatti.

Economia
Ogni singolo turco che ho incontrato ad Istanbul si è lamentato con me dell’inflazione e mi ha chiesto informazioni sul costo della vita in Italia, per poi lamentarsi del loro governo e tessere le lodi del nostro (per dire come sono messi, eh). In effetti, i prezzi sono molto, molto più alti di quelli che ricordavo. Andare a pranzare fuori non è più così accessibile, persino i kebab hanno prezzi simili a quelli italiani e spesso per potermeli permettere senza cedere un rene dovevo rinunciare alla tradizionale carne di pecora per il più abbordabile pollo. C’è da dire che come sempre noi viaggiamo in estrema economia, perciò non prendete alla lettera questa storia del rene o penserete di potermene comprare uno con dieci euro (ne voglio almeno cinquanta, sono ancora buoni). Anche le principali attrazioni turistiche sono diventate incredibilmente costose, perciò ci siamo limitati a mostrarle a Bustina dall’esterno e a farle dei resoconti molto dettagliati, forse persino migliori di quello che avrebbe potuto vedere con i propri occhi, perché arricchite in egual misura dalla fantasia e dall’amnesia (cioé non descrizioni completamente inventate ma quasi, per capirci). L’unica eccezione a questo continuo assalto al mio portafoglio era rappresentato dai…

Trasporti pubblici
Istanbul è coperta da una fitta rete di trasporti pubblici molto efficienti ed economici: autobus, tram, metropolitane, battelli, gatti, questi ultimi usati soprattutto per il trasporto di se stessi quindi inutilizzabili ai fini turistici. L’unico inconveniente è che le mappe dei trasporti sembrano disegnate da Pollock ed è praticamente impossibile decodificarle per capire quale mezzo ti porterà a destinazione: sarà una metropolitana? Un tram? Un autobus? Un carrettiere ottomano? Dovrai prendere il tram per arrivare alla stazione della metropolitana per poi attraversare il Bosforo su un battello ed infine salire in sella ad un gatto? Non c’è modo di capirlo, puoi solo recarti alla fermata più vicina ed affidarti fiduciosamente alla sorte, oppure camminare o anche chiamare un taxi, che però ti costa come un cesto di kebab di pecora. Noi abbiamo camminato molto.

Catechismo islamico
Un giorno ci siamo rifugiati nella moschea di Solimano per sfuggire alla pioggia insistente. Scelta molto felice perché la moschea è stupenda, alcuni la considerano persino migliore della famosa Moschea Blu. Mentre ci guardavamo attorno socializzando con i gatti locali, siamo stati abbordati da una studentessa universitaria che in un italiano perfetto ci ha chiesto se fossimo interessati a saperne di più sull’Islam. Era una specie di volontaria dell’Azione Islamica, che a differenza dell’Azione Cattolica fa proselitismo religioso nelle moschee invece di molestare bambini nelle sacrestie (sono differenze culturali che possiamo anche accettare). Bruna ne ha approfittato per porle qualche domanda sulla sua religione, dalle quali è scaturita un’interessante discussione che è durata due o tre ore, curiosamente coincidente con la durata dell’acquazzone all’esterno. Io un po’ ascoltavo, curioso, un po’ mi mordevo la lingua per non dire qualcosa di inopportuno ed un po’ mi chiedevo se non fosse il caso di convertirmi, tanto per provare l’effetto. Bustina, interessata alle questioni religiose quanto un pesce rosso può interessarsi di alpinismo, nel frattempo si rilassava contando i peli del tappeto che copriva il pavimento.
(otto milioni di miliardi, quattrocentosette milioni e centonovantaduemilaseicentocinque, se siete curiosi)

Turismo
Naturalmente la scarsità di mezzi non ci ha impedito di vagabondare in lungo e in largo per la città e di visitare luoghi incantevoli, purché prevalentemente gratuiti, tra i quali gli innumerevoli bazar fragranti di spezie e capi di abbigliamento falsi, più moschee di quante onestamente avrei desiderato vedere in questa vita ed alcuni dei quartieri caratteristici del centro, dove torme di turisti storditi si accalcavano a scattarsi due selfie di fronte agli scorci più instagrammabili. Ci siamo persino concessi una lunga crociera sul Bosforo, per poter ammirare l’indimenticabile panorama della città al tramonto. Sulla via del ritorno abbiamo scoperto che esiste tutto un altro genere di turismo che attrae visitatori in Turchia: il turismo estetico, ovvero uomini che vanno a trapiantarsi i capelli e donne che vanno a rifarsi il naso. In aeroporto era tutto un via vai di gente con lo scalpo arrossato o le facce incerottate, evidentemente da quelle parti impiegano delle tecniche innovative o propongono prestazioni particolarmente a buon mercato. In effetti, forse dovrei informarmi meglio. Per via del naso, ovviamente.

Narcoturismo
Una sera, mentre passeggiavo serenamente per i fatti miei alla ricerca di un’alternativa al solito kebab con il pollo, sono stato abbordato da una coppia di ragazzi piuttosto fricchettoni. Uno di questi, riconoscendomi come connazionale, mi ha rivolto la parola in italiano per chiedermi se per caso non sapessi dove avrebbero potuto procurarsi del fumo, “perché sai, pensavo che qui in Turchia fosse facile ma ho sentito dire che se ti beccano ti danno vent’anni”. Fratello sballone, gli ho risposto, premesso che non c’ho manco i soldi per pagarmi la carne di pecora e l’ultima volta che mi sono interessato a livello teorico di sostanze psicotrope questa città era ancora cristiana, ti sembra un’idea brillante chiedere alla gente incontrata casualmente per strada informazioni su beni o servizi estremamente illegali in un Paese che distribuisce anni di galera come se fossero deliziosi dolcetti turchi? Pur apprezzando la tua sincerità e fiducia, mi fai francamente dubitare della teoria dell’evoluzione.

Lingua
Essendo un turista consapevole mi sono preparato al viaggio studiando un po’ di turco con quella famosa app per studiare le lingue che conoscete già. A dire il vero ci ho pensato un po’ tardi, perciò in effetti ho imparato solo come dire “Sì” (“Evet“). D’altra parte mi piace mantenere un’attitudine positiva, perciò saper dire “Sì” ti risolve un sacco di conversazioni. Durante il viaggio ho finalmente imparato anche a rispondere “Grazie” (“Teshekkur“) e “Il prezzo di questo kebab mi sembra un po’ eccessivo” (“Kittemmuort“).

Per concludere, nel fine settimana della nostra visita ha fatto capolino ad Istanbul anche il papa Lion. Questo ha causato un po’ di sconquasso in termini di traffico e sicurezza, elicotteri in volo e cordoni di polizia, essendo probabilmente la prima visita di un pontefice nella città turca dalla caduta dell’impero romano d’oriente. Ribadisco che si è trattato di una coincidenza e desidero smentire ardentemente le insistenti dicerie secondo cui io e lui lavoreremmo assieme o saremmo addirittura la stessa persona (vero però che nessuno ci ha mai visto nella stessa stanza). Pare che al ritorno in Italia il Santo Padre abbia dichiarato: “Anch’io pensavo che in Turchia trovare il fumo fosse più facile.”